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BioInItaly Report 2012 - Overview - EY - Italia

BioInItaly Report 2012

BioInItaly Report 2012: overview

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Anche quest’anno il settore delle biotecnologie in Italia si caratterizza per essere un comparto dinamico e promettente

L’edizione 2012 del Rapporto sulle Biotecnologie in Italia, oltre a riportare i principali dati del settore per il 2011, è arricchita da un’analisi dei suoi trend evolutivi in relazione agli aspetti emersi e delineati nel Rapporto precedente

Il biotech italiano conta un numero sempre maggiore di imprese e continua a essere competitivo a livello europeo

Nonostante l’acuirsi della difficile congiuntura economico-finanziaria con la quale le nostre imprese si devono quotidianamente confrontare, anche quest’anno il settore delle biotecnologie in Italia si caratterizza per essere un comparto dinamico e promettente.

A fine 2011 sono state rilevate, in Italia, 394 imprese di biotecnologie impegnate in attività di ricerca e sviluppo. Di queste, ben 248 rientrano nella definizione di pure biotech, adottata dal Centro studi internazionale sulle biotecnologie di EY.

L’Italia è quindi terza in Europa, dopo la Germania (397) e il Regno Unito (282), per numero di imprese pure biotech.

Le biotecnologie della salute si confermano il settore trainante dell’intero comparto

Delle 394 imprese individuate, 238 sono attive nel settore delle biotecnologie della salute e, di queste, 206 hanno come proprio core business il red biotech. Non diversamente da quanto emerge dai dati internazionali, anche in Italia quello delle biotecnologie della salute è il settore trainante l’intero comparto biotech.

Per quanto riguarda gli altri settori di applicazione, 61 imprese operano nel segmento delle GPTA (Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti), 43 si dedicano in modo esclusivo alle green biotech, 34 sono unicamente attive nel white biotech, mentre 50 imprese operano in più settori di applicazione (multi core).

Il ruolo determinante delle Piccole Imprese Innovative e dei Parchi Scientifici Tecnologici

Il 77% delle imprese del settore delle biotecnologie si caratterizza per essere di micro o piccola dimensione (rispettivamente, meno di 10 e meno di 50 addetti). Applicando l’analisi dimensionale alle sole pure biotech, la percentuale delle imprese micro o piccole aumenta ulteriormente sino a raggiungere lo 88%, a conferma del fatto che la maggioranza delle imprese che rientrano in questo comparto è costituita da Piccole Imprese Innovative, dedicate soprattutto ad attività di R&S.

Un numero rilevante delle nostre pure biotech è localizzata all’interno di Parchi Scientifici Tecnologici (PST). Favorendo lo sviluppo di autentici poli di aggregazione tra operatori della ricerca, imprese e investitori, i PST italiani garantiscono alle aziende incubate un network di eccellenza, servizi di consulenza in ambiti diversi, attività di promozione e supporto per finalità di fundraising, agendo in talmodo da intermediari tra la domanda di competenze e l’offerta di innovazione e risorse finanziarie.

Aumentano il fatturato e gli investimenti in R&S

Anche i dati economico-finanziari confermano la continua crescita del settore biotech. Il fatturato ammonta a più di € 7 miliardi con un aumento - a campioni omogenei - del 4% rispetto al dato registrato lo scorso anno. Il 79% del fatturato biotech è riconducibile alle farmaceutiche italiane e alle multinazionali con sede in Italia, il 19% alle pure biotech e il 2% alle altre biotech italiane. L’incremento maggiore (+8%) si registra per le imprese pure biotech, il cui fatturato ammonta a € 1,3 miliardi.

Quanto agli investimenti in R&S, nell’anno 2010, essi sono calcolati in € 1,8 miliardi con un aumento - a campioni omogenei - dello 8% rispetto al dato 2009. Anche se le imprese del farmaco continuano a contribuire in misura determinante (72%) a tali investimenti, è indicativo il fatto che gli incrementi maggiori si osservino per le pure biotech italiane (+13%).

La pipeline delle red biotech italiane evidenzia un trend decisamente positivo per numero di prodotti e stadio di sviluppo da questi raggiunto

Guardando alla pipeline biotecnologica italiana nel suo complesso si contano ben 319 prodotti per uso terapeutico, dei quali 80 in fase preclinica, 43 in Fase I, 98 in Fase II e 98 in Fase III. Se il numero dei prodotti in sviluppo cresce del 35%, cresce anche il numero delle molecole che hanno raggiunto, rispettivamente, la Fase I (+43%), la Fase II (+23%) e la Fase III (+68%) di sviluppo clinico; così come aumenta il numero dei prodotti che origina da imprese a capitale italiano (177), rispetto al numerodi quelli che originano da imprese a capitale estero (142).

Focalizzando la nostra attenzione sulla pipeline che origina dalle sole pure biotech italiane, si contano 138 prodotti in sviluppo, di cui 63 in fase preclinica (31%), 22 in Fase I (11%), 38 in Fase II (19%) e 15 in Fase III (8%). A questi vanno aggiunti 63 progetti di ricerca in early-stage, vale a dire ancora in fase di discovery.

Analizzando nel dettaglio i prodotti in relazione alla loro fase di sviluppo, il ruolo delle imprese pure biotech è ancora più evidente: dalla loro ricerca origina quasi lo 80% dei prodotti in fase di sviluppo preclinico (ben 63 su un totale di 80), tanto da poterle considerare una autentica promessa per l’intero settore.

Le biotecnologie alla base di un nuovo modello di sviluppo

Sono sempre più numerose le aziende che, pur operando in settori “tradizionali” integrano prodotti e tecnologie biotech nei propri processi produttivi, al fine di migliorarne la qualità e la resa, o di diminuirne l’impatto ambientale. Nessun processo produttivo risulta, infatti, meno invasivo sull’ambiente di quello dei processi naturali dai quali, non a caso, le biotecnologie originano (la produzione di antibiotici per via fermentativa ha ridotto del 50% il consumo di energia e del 65% leemissioni inquinanti).

Si sta quindi affermando un nuovo modello di sviluppo, nel quale gli idrocarburi saranno sempre più largamente sostituiti dai carboidrati – gli zuccheri - con i quali si possono fabbricare moltissime molecole, esattamente come fanno in natura gli organismi viventi. È questa la bioeconomia: un settore che fattura in Europa più di € 2.000 miliardi l’anno, dando lavoro a oltre 22 milioni di persone.

La necessità di linee di intervento coerenti e durature

Gli incentivi all’innovazione e le politiche fiscali in favore della ricerca sono strumenti chiave per lo sviluppo di progetti e iniziative innovative. Tali strumenti, soprattutto quando declinati in favore della piccola-media impresa che produce innovazione sono infatti in grado di innestare un circolo virtuoso all’interno del quale il sistema politico economico nazionale agisce non solo promuovendo l’innovazione scientifica, ma anche incoraggiando il costituirsi di nuove iniziative imprenditoriali, che costituiscono,nel medio-lungo periodo, una fonte di valore per il paese.

Per questo è importante che anche l’Italia riconosca alle nostre imprese di micro e piccola dimensione, lo status di Piccola Impresa Innovativa (PII): un istituto la cui adozione consentirebbe di applicare a un ambito numericamente contenuto di aziende, da selezionarsi in base a parametri sostanziali e rigorosi, le misure necessarie alla loro competitività, nel pieno rispetto degli strettissimi vincoli di bilancio che il nostro Paese si trova a dovere rispettare.


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BioInItaly 2013

BioInItaly 2013

The new edition of the Italian Biotechnology Report, besides containing the principal data for the sector in 2012, aims at highlighting the main trends of the biotech industry in Italy in the context of the broader European scenario with specific reference to a variety of drivers, such as the consolidation of territorial clusters and the EU vision towards the creation of a competitive knowledge-based economical system and the development of bioeconomy as a winning model for smart, sustainable and inclusive growth.

 



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