Comunicato stampa

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Studio Ernst & Young: l’Italia guadagna due posizioni nella classifica dell’attrattività degli investimenti esteri, collocandosi al 13° posto

In Europa, investimenti interni in stallo dopo cinque anni di crescita. Gli investitori fuggono il rischio 

Milano, 14 luglio 2009 – Sul piano degli investimenti interni l'Europa ha vissuto un 2008 statico, a conferma del prezzo della recessione globale sui progetti di investimento locale: è quanto emerge dall'ultima indagine annuale "Country Attractiveness Survey" pubblicata da Ernst & Young. L’indagine si basa su una duplice metodologia che riflette, da un lato il livello reale di attrattività dell'Europa da parte degli investitori esteri sulla base dello European Investment Monitor di Ernst & Young e dall’altro il livello percepito di attrattività dell'Europa e dei suoi competitor da parte degli investitori stranieri sulla base di opinioni raccolte da un campione rappresentativo.

Lo studio, giunto alla sua settima edizione, esamina le cifre inerenti gli investimenti internazionali in Europa, i nuovi progetti o gli ampliamenti di quelli già in corso; nel 2008 l'Europa ha registrato 3.718 annunci di investimento, sei in più rispetto all'anno precedente. Il numero di progetti è rimasto invariato, ma l'impatto che l'attuale recessione ha avuto sul mondo dell'occupazione si è rivelato critico. La creazione di posti di lavoro è infatti crollata del 16%, scendendo a 148.333 unità e accelerando la tendenza in calo già dal 2004.

“Il 2008 ha segnato una battuta di arresto dopo cinque anni caratterizzati dalla crescita costante degli investimenti interni in Europa”, ha sottolineato Donato Iacovone, Partner Ernst & Young, Markets Leader per la Sub-Area Mediterranean. “Il calo dei fatturati e l’aumento dei costi hanno inciso pesantemente sui progetti, che in alcuni casi sono stati ridimensionati e in altri addirittura sospesi. Numerose aziende hanno interrotto le attività di acquisizione e di espansione sul piano geografico e commerciale”.

“Bisogna considerare, però, che il quadro reale delle conseguenze prodotte dalla recessione deve ancora delinearsi: le decisioni in tema di investimenti per il 2008 sono state prese molto prima del downturn, inducendo l'Europa a confermare la stessa quantità di progetti FDI (investimenti diretti esteri) allocati l'anno precedente. Ma ora ci aspettiamo che il 2009 riveli una verità completamente diversa”.

L'analisi per Paese

L'indagine Ernst & Young prende in esame gli investimenti interni reali degli ultimi 12 mesi e i comportamenti degli investitori globali rispetto ai piani a breve-medio termine.

  • Il Regno Unito si conferma ancora una volta il Paese europeo a maggiore attrattività per i progetti FDI con 686 piani di investimento nel 2008 (meno 4% rispetto al 2007).
  • Francia, Germania e Spagna, nonostante le turbolenze economiche, sono attestate dal 1997 ai primi posti in termini di attrattività di investimenti diretti esteri, mantenendo inalterate le posizioni al vertice della classifica.
  • Germania, Svizzera, Svezia, Italia e Irlanda hanno registrato una tendenza positiva o relativamente stabile; l'aumento del 28% riportato dalla Germania è da ricondurre all'apertura di sedi locali di aziende tedesche e dell'est europeo oltre che alla domanda di software e servizi di business da parte dell'industria. Nonostante abbia risentito di piani di delocalizzazione di attività produttive verso Paesi con costi più competitivi, l'Irlanda, ha registrato l’aumento del 35% nei progetti grazie agli incessanti investimenti da parte di aziende britanniche e statunitensi. L’Italia migliora la propria posizione in classifica, passando dal 15° al 13° posto.

L'analisi per settore

  • il settore dei macchinari e delle attrezzature industriali ha registrato un +19% nei progetti FDI in virtù della richiesta crescente di turbine eoliche, componenti solari e celle a combustibile. 
  • i servizi aziendali, finanziari e di outsourcing IT hanno immediatamente risentito della recessione a causa delle difficoltà incontrate dalla rispettiva clientela, soprattutto nel Regno Unito, in Francia e in Spagna. I nuovi posti di lavoro creatisi in questi settori hanno avuto un vero e proprio crollo, diminuendo del 33%.
  • nazioni quali la Repubblica Ceca, Slovacchia o Turchia - in passato attrattive per gli investimenti diretti esteri - hanno subito un significativo declino soprattutto nell'automotive e nell'elettronica. 

Marc Lhermitte, Partner Ernst & Young e autore del report ha così commentato: “Grazie alle nuove opportunità di mercato legate all’eco-compatibilità, il settore delle energie rinnovabili ha registrato il successo maggiore con circa 6.000 nuovi progetti FDI nel 2008. Le imprese più avvedute cercheranno di posizionarsi al meglio in questo settore, aggiudicandosi nuove quote di mercato”.

La provenienza degli investimenti

Il mercato degli investimenti interni europei continua a essere sostanzialmente alimentato dagli investitori europei (soprattutto tedeschi, francesi e britannici) e statunitensi, rispettivamente per il 51% e il 25%. Gli investitori BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) hanno contribuito a un numero limitato di progetti (6%), anche se la tendenza è in rapida ascesa: le proposte provenienti da Cina e India sono passate da 118 a 182, a beneficio soprattutto del Regno Unito.

Panoramica sul 2009

Le previsioni per il 2009 lasciano intendere che l'impatto della crisi economica sugli investimenti esteri diretti europei sarà ancora più forte; i dati provvisori raccolti nel primo trimestre dell'anno indicano già un calo dei progetti dell'8% rispetto al corrispondente periodo del 2008. Per la restante parte dell'anno, il 53% dei business leader intervistati per questa indagine ha affermato di non avere in previsione progetti ex novo né estensioni di quelli in corso.

“In presenza di una recessione globale, gli investitori e le autorità devono cooperare al fine di incoraggiare e favorire gli investimenti esteri. E, sebbene la naturale reazione degli investitori possa essere quella di agire in maniera protezionistica, i due elementi vincenti per l'economia globale dell'ultimo ventennio sono stati l’apertura delle frontiere e la liberalizzazione del commercio. Ecco perché si deve fare il possibile per sostenere questo approccio" ha spiegato Marc Lhermitte.

L'attrattività dei centri urbani

Alcuni dati dello studio Ernst & Young, relativi alla capacità dei grandi centri urbani di attrarre gli investimenti interni, evidenziano che gli investitori ripongono fiducia nelle città con peso e potenzialità internazionali, utili per superare le attuali difficoltà, a discapito delle realtà più piccole.

Londra, per il settimo anno consecutivo, è la città di maggiore attrattività per gli investimenti interni europei, con ben 262 progetti nel 2008. Ma, nonostante tale risultato, non è uscita completamente immune dal clima di recessione, registrando un calo del 14% rispetto al 2007, che giunge dopo quattro anni di florido e incessante sviluppo. Londra ha comunque staccato Parigi con 222 iniziative e Madrid con 80.
 
Marc Lhermitte ha però precisato: “Il primato dei centri urbani nei Paesi sviluppati e delle più importanti capitali europee è minacciato da città asiatiche emergenti quali Shanghai e Bangalore, nonché da realtà regionali in crescita sensibile per competenze internazionali. Ai business leader abbiamo chiesto di ipotizzare il possibile luogo di nascita di una nuova realtà del calibro di Google o di Microsoft e le più probabili alternative a New York, alla Silicon Valley o a Londra sono ritenute Shangai e Mumbai”.

Nel breve termine: Europa come rifugio ed economie emergenti in perdita di consenso 

Il clima di incertezza influenza anche gli umori temporanei degli investitori, che preferiscono i più noti mercati tradizionali. Nell'immediato futuro, l'Europa è una sorta di rifugio, un'opzione sicura per gli investimenti.

Secondo lo studio, che nel mese di febbraio 2009 ha coinvolto 809 investitori globali, l'Europa Occidentale (40%) e l'Europa Centro-Orientale (39%) sono state indicate come le regioni "più sicure" verso cui indirizzare nuovi investimenti o nelle quali estendere iniziative già esistenti. 

Relativamente ai mercati BRIC, la Cina ha perso la leadership di regione più attrattiva, secondo la percezione degli intervistati, arrivando solo terza, e l'India si posiziona al quinto posto dopo il Nordamerica.
Russia e Brasile, che precedentemente sbaragliavano la concorrenza svettando in cima alla lista, si devono accontentare rispettivamente di un sesto e settimo posto.

"Oggi i business leader si focalizzano sul superamento della recessione, massimizzando i ritorni delle risorse esistenti. E, anche se l'ingresso e l'attività in nuovi mercati possono offrire grandi opportunità, esistono anche rischi difficilmente sostenibili. I Paesi BRIC non hanno i requisiti di sicurezza assoluta richiesti invece dagli investitori internazionali. Mentre l’Europa è considerata un contesto prevedibile e, quindi, certo. Per ora, la tendenza è quella di giocare in casa piuttosto che avventurarsi all’estero, mostrando grande fedeltà nei confronti dei Paesi di origine e dei mercati storici” ha commentato Marc Lhermitte.

Ma la tendenza del lungo termine è ben definita

Iacovone ha concluso: “La crisi economica non potrà comunque evitare lo spostamento del centro di gravità dell'economia dall'Occidente verso l'Oriente o dal Nord al Sud del globo; le aziende hanno ragione nel dare fiducia alle opportunità offerte dai mercati emergenti. E un recente studio di Ernst & Young ha messo in luce come fra il 2009 e il 2020 Brasile, Russia, India e Cina contribuiranno per il 40% della crescita economica mondiale”.

 

L’indagine

Ernst & Young European Attractiveness 2009 Survey si basa su una duplice metodologia tesa a riflettere:

  • Il “reale” livello di attrattività dell'Europa da parte degli investitori esteri. La valutazione condotta sulla realtà degli FDI in Europa si basa sull'EIM di Ernst & Young. Si tratta di un database esclusivo che racchiude tutti i progetti FDI dai quali sono scaturite nuove infrastrutture e/o nuovi posti di lavoro. Escludendo gli investimenti di portafoglio, le fusioni e le acquisizioni, l'indagine mostra il quadro reale degli investimenti in produzione o attività di servizi nel continente da parte di società straniere.
  • Il livello “percepito” di attrattività dell'Europa e dei suoi competitor da parte degli investitori esteri. Definiamo l'attrattività di un luogo come la combinazione fra immagine, fiducia dell'investitore e percezione della capacità di un Paese o di una zona a fornire i maggiori benefici in ambito FDI. Lo studio è stato condotto dall'Institut CSA nei mesi di febbraio e marzo 2009 tramite interviste telefoniche rivolte a un panel di 806 decision-maker internazionali.

Ernst & Young EMEIA

Ernst & Young è leader mondiale in assurance, tax, transaction e advisory service. Ernst & Young EMEIA (Europa, Medio Oriente, India e Africa) conta oltre 65.000 professionisti in 87 Paesi e un giro di affari pari a 11,4 miliardi di dollari.
In tutto il mondo le nostre 135.000 persone sono unite da valori condivisi e da un impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale. Il fatturato globale relativo all'esercizio conclusosi lo scorso 30 giugno 2008 è pari a 24,5 miliardi di dollari
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Questo comunicato stampa è emesso da EYGM Limited, appartenente all’organizzazione globale Ernst & Young che non fornisce alcun servizio ai clienti.


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