Nel terzo trimestre le IPO mostrano un rimbalzo guidato dalle quotazioni cinesi
Il terzo trimestre mostra una ripresa di attività delle IPO in Asia ed una spinta in America.
Milano, 8 ottobre 2009 – Una successione di miliardi di dollari e le IPO cinesi hanno contribuito a generare nel terzo trimestre di quest’anno un valore di mercato delle IPO pari a 37.8 miliardi di dollari: l’importo più alto dal secondo trimestre 2008 e in crescita del 292% rispetto al trimestre precedente. Il numero di IPO raccolte (149) è il più alto di quest’anno ma ancora di molto al di sotto del trend storico.
La Cina domina, l’Europa tentenna
Sette delle dieci più grandi IPO di questo trimestre derivano da società cinesi e tra queste tutte tranne una sono approdate nei listini di Shanghai o Hong Kong. La più importante IPO di questo trimestre (e anche dell’anno) è China State Construction Engineering Corp, quotata a Shanghai lo scorso luglio con un capitale raccolto pari a 7.3 miliardi di dollari.
Circa il 63% del valore totale raccolto dalle IPO nel terzo trimestre è rappresentato dalle 62 società cinesi che si sono quotate in questo periodo. Seguono le società americane che hanno raccolto un valore totale di 3.2 miliardi di dollari, pari all’8,4% del capitale mondiale raccolto e quattro di queste rientrano nella classifica delle prime 20 IPO per dimensione. Terze le società indiane con un valore totale di 2.6 miliardi di dollari, pari al 7,2% del capitale mondiale raccolto, tre rientranti nella classifica delle prime 20 IPO.
Mentre la Cina e la restante parte dell’Asia prosperano, l’Europa sembra ancora ferma in una fase di stallo. Infatti, in questo periodo, tra i principali mercati, non sono presenti IPO tedesche e italiane, si conta un’IPO a testa per Francia e Germania, e due IPO per il Regno Unito. In questo trimestre, il valore europeo raccolto è di 189.2 milioni di dollari, pari allo 0,5% sul totale mondiale.
Gregory K. Ericksen, Global Vice Chair Strategic Growth Markets di Ernst & Young, ha dichiarato: “E’ stato un trimestre notevole per il mercato asiatico delle IPO, in particolare per la Cina. Non solo, c’è stato un gradito ritorno di attività con una serie di significative quotazioni. E’ anche evidente che, mentre nella prima parte di questo decennio le società indiane o cinesi potrebbero aver considerato le quotazioni nei mercati emergenti, oggi non ci sono dubbi sulla capacità di Shanghai o Mumbai di raccogliere IPO di qualsiasi portata”.
Ciò emerge chiaramente dai dati. Nel 2006, Londra ha attirato 86 quotazioni che hanno raccolto in tutto 24.1 miliardi di dollari. Finora nel 2009 non ci sono state quotazioni di IPO estere su qualsiasi mercato di Londra. Il Nasdaq è andato un po’ meglio in questo terzo trimestre, con due importanti quotazioni estere: Shanda Games Ltd e Avago Technologies con sede rispettivamente in Cina e Singapore.
Un ordine instabile nel mondo?
Sebbene i livelli delle IPO del terzo trimestre siano simili in valore (ma non per numero) ai trimestri del 2005 e 2006, il contrasto tra la scarsa attività dei mercati europei e la portata con la quale i mercati asiatici ora dominano il panorama globale rende questo periodo ancora più degno di nota. Nel terzo trimestre del 2005, oltre il 31% del valore totale raccolto proveniva dalle società europee, il 15% dalle società con sede in Asia e il 28% con sede negli Stati Uniti.
Ericksen aggiunge: “Anche se abbiamo assistito alla globalizzazione dei mercati dei capitali con società, investitori e borse che cinque anni fa cercavano opportunità a livello mondiale, il ritmo di tale cambiamento è realmente accelerato con la recessione e la relativa velocità con la quale le economie cinesi e indiane si sono riprese dalla flessione”.
Prospettiva futura
Ci attendiamo un quarto trimestre forte per il mercato delle IPO in Asia, l’assenza di un rapido rimbalzo in Europa e un cauto ma significativo miglioramento nelle previsioni delle IPO in America, quasi ad annunciare un ritorno alla propensione al rischio. La quotazione di Talecris Biotherapeutics, New York, avvenuta l’ultimo giorno del trimestre, è un forte indicatore che mostra che c’è stato un ritorno alla propensione del rischio negli Stati Uniti per settori come il biotecnologico che avevano sofferto di un certo scetticismo degli investitori. Il numero di aziende che hanno annullato o rinviato le loro IPO è cresciuto del 62%, fino ad un totale di 120.
Nel lungo periodo, probabilmente assisteremo ad una rinnovata attività in Europa nel 2010 dovuta principalmente al fatto che diversi fondi di Private Equity prevedono disinvestimenti finalizzati alla realizzazione del valore.
Ericksen conclude: “Non è abbastanza per parlare di scossone, così come di una ripresa universale dei mercati mondiali delle IPO. Fino a quando non si riuscirà a vedere correttamente il funzionamento dei mercati a livello globale, in particolare non si registrerà un ritorno di fiducia nelle principali borse europee, ci si continuerà ad interrogare sullo stato di salute del sistema e si rimarrà eccessivamente dipendenti da poche importanti quotazioni cinesi che sosterranno il numero complessivo delle operazioni. Per ora resta un cauto ottimismo”.
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