Comunicato stampa

  • Share

 

 

EY: Le condizioni dei mercati finanziari migliorano ma rispetto a sei mesi fa diminuiscono le multinazionali che puntano sulle M&A

- Il gap sempre maggiore fra acquirenti e venditori crea le condizioni per approcci ostili

- Un terzo degli intervistati probabilmente effettuerà acquisizioni nei mercati emergenti nei prossimi sei mesi

- Cresce del 67% la fiducia nell’economia locale ma è in declino quella a livello globale

 

Milano, 18 ottobre 2010 - La  Secondo il terzo Capital confidence barometer, lo studio semestrale condotto da EY ad ottobre di quest’anno su oltre 1.000 senior executive di tutto il mondo, nonostante il ritorno di condizioni favorevoli per le merger & acquisition (M&A), le multinazionali attivamente impegnate nella ricerca di target per acquisizioni rappresentano il 29% della popolazione, ovvero un quarto in meno di quanto registrato sei mesi fa (38%); il calo è avvenuto nonostante solo il 16% si senta limitato nella capacità di perseguire la crescita tramite M&A rispetto al 40% di un anno fa.

 

Lo studio rileva anche un maggior ottimismo diffuso fra gli executive circa le loro aziende e le prospettive sulle economie locali, temperato però dal pessimismo nei confronti dello scenario globale. Provvedimenti di austerity, maggiore pressione fiscale, tensioni valutarie e preoccupazioni regolamentari sono alcuni tra i problemi che stanno minacciando la fiducia nell’economia globale e riducendo l’interesse per le M&A.

 

La metà degli intervistati adesso si considera ben posizionata per effettuare un’acquisizione in tempi rapidi (in crescita rispetto al 36% nel 2009) ma sono più numerose le aziende restie ad intraprendere un’operazione del genere. La maggior parte delle aziende ben disposte verso le acquisizioni guarda verso i paesi emergenti. A scapito del calo generale nell’interesse per le M&A potrebbe comunque manifestarsi una certa attività da parte di aziende più coraggiose e attrezzate. Infatti il calo nelle percentuali di chi probabilmente o molto probabilmente disinvestirà nei prossimi sei mesi (15%, dal 38% di aprile) è stato relativamente più alto rispetto a quello registrato tra i potenziali acquirenti, aumentando il gap esistente fra i acquirenti e venditori.

 

Alastair Robertson, Transaction Advisory Services Mediterranean leader di EY ha dichiarato: “L’edizione precedente dello studio aveva previsto la concentrazione di transazioni di grandi dimensioni registrata in agosto, ma l’interesse per le M&A nei prossimi sei mesi è crollato. Comunque, dal momento che le grandi aziende stanno mettendo da parte riserve di liquidità e le limitazioni nel fare M&A si riducono, le condizioni per approcci ostili e opportunistici ci sono tutte.”

 

“Nell’ultimo anno i manager hanno risposto alla crescente incertezza aumentando la loro velocità di risposta alle opportunità. Ma tutti restano ancora prudenti, a causa della cautela degli investitori, dei cambiamenti legislativi e politici: il focus è quindi più sulla crescita interna e sul miglioramento delle performance.”

 

Il 75% degli intervistati rivolge ora l’attenzione alla crescita interna come priorità di allocazione del capitale, attraverso la ristrutturazione e il miglioramento delle performance; erano il 66% sei mesi fa.

 

Obiettivo: mercati emergenti

La maggior parte delle aziende riconosce come fondamentale una strategia orientata ai mercati emergenti per posizionarsi per la crescita futura e pianificare di conseguenza le M&A. Un terzo (31%) dichiara che probabilmente o molto probabilmente intraprenderebbe o prenderebbe in considerazione un’acquisizione nei mercati emergenti nei successivi sei mesi.

Al contrario l’interesse per acquisizioni nelle economie sviluppate è rimasto invariato negli ultimi sei mesi. Oltre la metà di quanti hanno pianificato di investire nei mercati emergenti lo faranno tramite joint venture o alleanze strategiche - che mostrano infatti trend in crescita.

 

“Le aziende continuano a cercare vie d’accesso ai mercati emergenti dove la prospettiva di crescita è più stimolante che nelle economie sviluppate. Comunque sia, le acquisizioni devono aprire nuovi mercati e creare sinergie. Le aziende dovrebbero esaminare a fondo joint venture e nuove alleanze strategiche in particolare nelle aree geografiche a più alto rischio”, ha dichiarato Robertson.

 

Migliorano le condizioni del credito

L’ottimismo nelle economie locali è, nel complesso, in crescita. Infatti il 67% degli intervistati si sente più fiducioso circa le prospettive della propria situazione economica rispetto ad aprile. Il livello di fiducia in India (92%) e in Cina (82%) resta elevato rispetto a sei mesi fa, ma l’Australia, il precedente leader in quest’ottica, esce dalla lista delle prime cinque economie più ottimiste. La Russia (89% rispetto al 47% di aprile) e la Germania (84% rispetto al 64%) sono entrate nella top five, mentre anche la Francia (66% rispetto al 44%) ha assistito ad una forte crescita della fiducia.

 

Al contrario, la prospettiva per l’economia globale è meno rosea, infatti il 34% dei partecipanti al sondaggio crede che la ripresa avverrà nei prossimi 12 mesi rispetto al 40% di sei mesi fa.

 

“La fiducia locale è aumentata, ma ad un giorno con dati favorevoli ne segue un altro di preoccupazioni indebolendo così l’ottimismo a livello globale. Con il varo di misure di austerity, l’ansia diffusa in tutto il mondo viene trasmessa ai vertici delle aziende. La fiducia nell’economia globale è la chiave per gli investitori perché ci possa essere un ritorno alle M&A”, ha dichiarato Robertson.

 

Oltre la metà degli intervistati (58%) ha dichiarato che le condizioni di credito sono migliori adesso rispetto ad aprile, pur in presenza di un quadro globaledisomogeneo. Nei paesi BRIC, la maggior parte degli executive ha dichiarato che la situazione è migliorata, ma in UK e in USA, solo il 33% e il 47% rispettivamente riconosce tale miglioramento.

 

La maggiore capacità delle aziende di investire nel proprio business è stata rafforzata dalla maggior facilità di accesso ai finanziamenti. I bassi tassi hanno reso il mercato del debito più attraente e le banche favorevoli a lavorare con quanti richiedono prestiti.

 

Infatti, fra le aziende che hanno preso in considerazione le M&A, il 61% sta pianificando di sostenere le operazioni tramite liquidità e, mentre i prestiti bancari sono aumentati, il ricorso ad altre forme di credito e a prestiti pbbligazionari è calato drasticamente.

Il risultato è che il 52% delle aziende non ha bisogno di rifinanziare i prestiti o altre obbligazioni, un dato in crescita del 10% circa rispetto ad aprile del 2010. Del 48% delle aziende che ha bisogno di rifinanziare, il 63% ha programmato di farlo entro un anno.

 

“Nei prossimi 12 mesi, quanti hanno capitale in eccesso rivolgeranno probabilmente in maniera opportunistica l’attenzione al mercato delle M&A ma continueranno comunque a puntare su una crescita interna. Per quelli che non si sono assicurati nuovi finanziamenti o rifinanziato il debito, il futuro si prospetta sempre più difficile in quanto il capitale diventa sempre più scarso e disponibile a condizioni difficili da sostenere. Alcuni potrebbero anche diventare target per acquisizioni”, ha dichiarato Robertson.

 

Alto rischio - alte ricompense

Robertson ha concluso: “Sono aumentate le aziende che attualmente si trovano ad avere abbondante liquidità, e potrebbero quindi essere in una situazione favorevole per approfittarne e fare offerte ‘all cash’ agli azionisti. Mentre i buyer sarebbero probabilmente disposti a pagare un premio adesso, in due anni le prime pagherebbero un premio ancora più alto.”

 

“Con un minor numero di asset disponibili sul mercato assisteremo probabilmente ad un aumento del numero di offerte non sollecitate e ostili.”

 

“Nessuno sarà licenziato per un mancato affare, ma ci saranno opportunità per qualche mossa strategica in grado di cambiare le carte in tavola: il rischio potrebbe essere elevato ma altrettanto elevate potrebbero essere le ricompense. Dal modo in cui le organizzazioni gestiscono il capitale oggi, possiamo dedurre il loro posizionamento competitivo di domani”.

 

 

 

Lo studio

Capital confidence barometer è la ricerca EY effettuata su un campione di oltre 1000 senior executive di grandi aziende in tutto il mondo e nei diversi settori industriali. L’obiettivo del Barometer è di misurare il grado di fiducia delle imprese nel futuro dell’economia, di individuare le priorità per i board nei prossimi 12 mesi e di identificare le prassi emergenti nella gestione del capitale, in grado di distinguere quelle aziende che costruiranno il proprio vantaggio competitivo nella continua evoluzione della situazione economica mondiale. Questo report è il terzo Barometer della serie iniziata a novembre 2009.

EY 
 

EY è leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory. Il network fornisce anche consulenza legale, nei paesi ove è consentito. In tutto il mondo le nostre 141.000 persone sono unite da valori condivisi e da un saldo impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale.

“EY” indica l’organizzazione globale di cui fanno parte le Member Firm di Ernst & Young Global Limited, ciascuna delle quali è un’entità legale autonoma. Ernst & Young Global Limited, una “Private Company Limited by Guarantee” di diritto inglese, non presta servizi ai clienti. Per maggiori informazioni visiti il nostro sito www.ey.com.

 

 

 

Per ulteriori informazioni stampa: 

Pleon

Daniela Sarti, Alice Fracassi, Eros Bianchi

tel: 02 0066290

email: team.ey@pleon.com
Web site: http://www.pleon.com