Comunicato stampa

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Il meglio è già passato?

Il secondo trimestre del 2010 ci ha sorpreso con le buone notizie per la zona euro ma le difficoltà sono appena iniziate

Milano, 30 settembre 2010 I segnali di ripresa nella zona euro sono stati consistenti nel Q2 del 2010 ma, secondo l’ultimo studio trimestrale Eurozone Forecast (EEF) di EY, uno scenario economico tutt’altro che sereno molto probabilmente ostacolerà questi deboli miglioramenti. Di conseguenza l’EEF ha aggiustato le attese sulla crescita della zona euro fino all’1.5% per quest’anno, risultato che deriva principalmente dalla notevole performance dell’economia tedesca nel Q2, ma per il 2011 la stima si attesterebbe ancora al di sotto dell’1,4%. La disoccupazione della zona euro, inoltre, secondo le previsioni continuerà ad aumentare fino a metà 2011, con un picco di 16.3 milioni di senza lavoro.

“Marie Diron, Senior Economic Advisor per l’Eurozone Forecast di EY ha dichiarato: “Il Q2 probabilmente ha fatto registrare per qualche tempo un picco di crescita. La politica di tagli ai costi e gli aumenti di tasse annunciati in Europa non hanno ancora impattato sull’economia. Il fatto che la ripresa degli Stati Uniti stia perdendo ritmo, inoltre, significa che le esportazioni non sono probabilmente un driver solido per il risanamento dell’economia come invece si era sperato fino ad oggi”.

Nonostante la solidità dell'economia tedesca, risulta difficile proteggere l'eurozona dalla combinazione dei fattori negativi che è costretta ad affrontare in questo momento. L'EEF prevede che la crescita subirà un brusco rallentamento nella seconda metà del 2010 e continuerà a restare debole nel futuro immediato.

Di conseguenza aziende e famiglie dell'eurozona dovrebbero restare prudenti: le prime continuando a rinviare assunzioni e investimenti, in particolare nel sud Europa e le seconde mettendo da parte consistenti risparmi per precauzione.

Donato Iacovone, Country Managing Partner di EY ha dichiarato:

"Nonostante le notizie positive nel Q2 del 2010, le aziende di molti paesi europei restano pessimiste circa lo scenario di medio termine e sono ancora restìe ad investire e assumere. Potrebbe essere necessario aspettare il 2015 prima che le attività tornino ai livelli pre-crisi". 

 

Un settore bancario sotto stress

Gli stress test pubblicati a fine giugno hanno rilevato che il settore bancario era in condizioni migliori rispetto a quanto si temeva. Solo un esiguo numero di banche è fallito e l’ammontare di capitale addizionale richiesto alle banche si è rivelato abbastanza contenuto. Tuttavia, le banche europee hanno ristretto ulteriormente le linee di credito sia a causa della difficoltà di accesso ai fondi, che per la perenne instabilità dei mercati. Questo chiaramente condiziona la ripresa degli investimenti aziendali in Europa considerata la dipendenza delle aziende dai prestiti bancari.

Diron ha commentato, “Mentre si è ormai attenuata la forte pressione alla quale era sottoposta l’eurozona durante il mese di maggio e non siamo più così esposti al rischio di un collasso delle maggiori banche dell’eurozona nel prossimo futuro, è probabile che la stretta sul credito continuerà a gravare sulla crescita europea per un po’ di tempo.”

I problemi sono appena cominciati

Il passaggio dalle politiche espansionistiche a quelle di contrazione fiscale sta creando un ulteriore ostacolo alla crescita. I governi di tutta la zona euro stanno proseguendo con le politiche di tagli ai costi e, in alcuni casi, hanno aumentato le tasse. L’EEF prevede che le misure fiscali ridurranno la crescita del PIL nell’eurozona dell’1% per il prossimo anno paragonato allo 0% di quest’anno e all’1% di spinta positiva registrata nel 2009.

Diron ha spiegato, “Le restrizioni fiscali nella prima metà del 2010 hanno avuto un impatto limitato. L’effetto massimo di queste misure si percepirà in maniera significativa soltanto nella seconda metà di quest’anno e poi ancor di più nel 2011”.

Non è ancora chiaro fino a che punto i governi saranno in grado di tener fede ai piani fiscali, e l’incertezza viene riflessa in spread ancora molto elevati sui rendimenti dei titoli di stato e sulla volatilità del mercato finanziario. Così, mentre il terribile scenario del debito sovrano o il disfacimento dell’unione monetaria europea sembrano essere più lontani rispetto a maggio, questi restano comunque potenziali rischi per i prossimi 5 anni.

Giro di vite sulle misure cautelative: aziende e famiglie fanno i conti con l'inflazione

L’economia dell’eurozona ha anche bisogno di gestire l’inflazione. Sebbene i tassi di inflazione siano relativamente bassi, restano comunque più alti rispetto a quelli attesi in condizioni economiche così precarie, con conseguente riduzione del potere di acquisto di famiglie e imprese.

Un percorso difficile attende la Banca Centrale Europea

La BCE continuerà a sostenere un compito difficile bilanciando il desiderio di normalizzare la politica economica il più velocemente possibile e il rischio di ostacolare una ripresa già debole di per sé. L’EEF prevede che la BCE manterrà i tassi di interesse invariati fino a metà del 2011 e continuerà a erogare tanta liquidità quanta ne richiederanno le banche fino a poco prima di quel momento.

Marie ha concluso, “La previsione per l’economia della zona euro è un lungo periodo di debole crescita. Una modesta ripresa in alcuni paesi del nord Europa verrà offuscata dal sud della zona euro che intraprende una totale ristrutturazione fiscale. Ci aspettiamo, dunque, un crescente divario fra le due aree”.

  

Commento a cura del Prof. Riccardo Paternò, Presidente EY Business School

 

L’EY Eurozone Forecast (Autunno 2010) ha un sottotitolo felice e significativo: "The best is already behind us?" Forse la risposta è no, ma è anche vero che in poche settimane si è passati da un sostanziale ottimismo, ad un meditato pessimismo. Infatti, quando a luglio è emerso che nel II trimestre 2010 l’incremento tendenziale del Pil (II trimestre 2010 su II trimestre 2009) della UEM, della Germania, della Francia e dell'Italia, era stato rispettivamente dell'1,7%, del 3,7%, dell'1,7% e dell'1,1%, e che l’incremento congiunturale del PIL (II trimestre 2010 su I trimestre 2010) era stato rispettivamente dell’1%, del 2,2%, dello 0,6% e dello 0,4%, quasi tutti gli osservatori economici avanzarono l'ipotesi che la crescita 2010 e 2011 dell'Eurozona e dei suoi principali paesi, sarebbe stata ben migliore di quella ipotizzata solo poche settimane prima. Gli Stati Uniti crescevano abbondantemente sopra il 3%, i BRIC, pur se in modo più contenuto, continuavano a veleggiare su tassi di crescita per noi stellari e, un po’ grazie a questi andamenti e un po' grazie alla svalutazione Euro/dollaro (il cambio medio degli ultimi 5 anni è stato 1,35, mentre nella media del secondo trimestre si è attestato intorno a 1,25), la domanda estera fungeva da potente motore di sviluppo. La sola Germania, nei primi 5 mesi dell'anno aveva fatto segnare un surplus commerciale di 60 mld di euro (+14 mld rispetto allo stesso periodo del 2009) e l’Italia, nei primi sei mesi dell'anno, al netto dall'energia (che pesa negativamente per 21 mld), aveva fatto segnare un surplus commerciale di 10 mld di euro, cosa che testimoniava che anche il nostro paese mostrava una certa vitalità competitiva sui mercati internazionali.

Poi, ad agosto, quando l'economia degli Stati Uniti ha segnato qualche rallentamento, e analoghe flessioni hanno subito i paesi dell'Eurozona, Germania in testa, si è preso rapidamente atto che la domanda estera proveniente da USA e area BRlC non solo non era motore sufficiente per trainare da sola, e in modo continuativo, lo sviluppo europeo, ma che tale domanda si stava anche indebolendo. Inoltre, poiché i tagli di bilancio operati un po' ovunque in Europa stavano dispiegando i loro effetti nel solito circuito fatto di raffreddamento della domanda interna, rallentamento del ciclo, criticità occupazionali, ulteriore caduta della domanda interna, e così via, da alcuni si è perfino avanzata l'ipotesi del double dip, la doppia recessione.

Fortunatamente, almeno a parere di chi scrive e di gran parte degli osservatori economici, la domanda del se: “il meglio sia già dietro di noi" merita un no, ma essa sta giustamente a indicare che sebbene si stia uscendo lentamente dal tunnel, il ciclo economico, dopo tutto quel che è successo fra crisi finanziaria internazionale, debiti sovrani e misure di aggiustamento, non può che essere sottoposto a fenomeni di rimbalzo, aggiustamenti recursivi, e mini riprese dal fiato incerto. E l'Outlook della EY, unitamente alle previsioni fatte da svariati Centri di ricerca, riflettono puntualmente questo stato di cose, tanto che solo pochi giorni fa la Confindustria, pur ribadendo un'ipotesi di crescita 2010 dell’Italia dell’1,2%, ha ridotto dall'1,6% all'1,3% la stima di crescita 2011. In questo quadro di parziali incertezze, l'EY Eurozone Forecast, con i suoi tre Outlook, si è distinto però per aver mantenuta una posizione costante nel sottostimare la crescita dell'Italia. Infatti, al di là del fatto che da un Outlook all'altro vi siano stati dei comprensibili ripensamenti dovuti ad i motivi di cui sopra, la linea di fondo è sempre stata quella di considerare l'economia italiana stretta in una morsa così complessa da non consentirle una crescita decorosa, o almeno paragonabile a quella, pur non brillante, della media UEM. Per cui, di volta in volta, sia per ciò che riguarda le previsioni 2010 che quelle 2011, ha sempre fornito dati non solo nettamente inferiori a quelli dei paesi più dinamici dell’Eurozona, ma anche inferiori di 0,3/0,4 punti percentuali di quelli, già modesti, forniti da altri Istituti di Ricerca, o Istituzioni Finanziarie Internazionali e Nazionali. Ed infatti anche l'Outlook settembre 2010, ci attribuisce una crescita 2010 dello 0,9% ed una 2011 dell’1%, contro valori, come noto, abbastanza migliori di altri Centri di Previsione. Quel che però preme sottolineare è che la spiegazione che viene fornita è che noi non riusciamo a tradurre in maggiore occupazione i pur tenui segnali di ripresa, per cui il nostro tasso di disoccupazione è bloccato ben al di sopra dell'8%, che tale tasso di disoccupazione, senza la Cassa Integrazione, sarebbe schizzato al 12% e che ciò si ripercuote inesorabilmente sulla domanda interna che è stimata crescere nel 2010 solo dello 0,4% e nel 2011 dello 0,6%. Da cui una prevista caduta degli investimenti nella seconda parte dell'anno e un andamento piatto nel 2011, fenomeni negativi cui si aggiungono gli effetti dell'aggiustamento fiscale che, per altro, viene ritenuto meno incisivo di quanto dichiarato dal nostro Governo, per cui al 2013 l'Outlook prevede un rapporto deficit/Pil del 3,5% in luogo del 2,5% dei nostri Documenti Ufficiali. Un quadro dunque fatto di debolezze strutturali che caso vuole siano state per certi versi confermate dagli ultimi dati Istat secondo i quali gli occupati nel II trimestre 2010 sono diminuiti dello 0,8% rispetto all'analogo periodo del 2009, portando il tasso di disoccupazione all'8,5%, il livello più alto dal 2003. Al di là, dunque, dell'andamento internazionale del ciclo che potrà eventualmente darci una mano, sembra che la domanda rilevante che dobbiamo continuare a porre a noi stessi, sia sempre la medesima: dopo che dal 1992 al 2007 la crescita del nostro PIL è stata di 15 punti inferiori a quella della media UEM e di 34 punti inferiore a quella degli USA, non sarebbe forse l'ora di capire seriamente cosa vada fatto in termini di liberalizzazioni, deburocratizzazioni e di ridisegno della politica economica per evitare - fra qualche anno - di ritrovarci nello stesso quadro strutturale di oggi, o forse, del 1992?

About the EY Eurozone Forecast
The forecasts and analyses presented in the EY Eurozone Forecast are based on the European Central Bank’s model of the Eurozone economy. This model embeds state-of-the-art economic theory and techniques and is used by the ECB to produce its quarterly forecasts of the euro area.

EY

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Questo comunicato stampa è stato rilasciato da EYGM Limited, che appartiene al network di EY e che non fornisce servizi ai clienti.

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Pleon
Daniela Sarti, Alice Fracassi, Eros Bianchi
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