Comunicato stampa

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EY: il valore delle IPO derivanti da disinvestimenti dei fondi di private equity è cresciuto nei primi nove mesi del 2010, a livello mondiale, di quattro volte rispetto allo stesso periodo nel 2009. Skype e Toys R Us in “lista d’attesa”.

 

Milano, 02 novembre 2010 - Secondo il report trimestrale di EY Private Equity, Public Exits, il valore delle quotazioni in borsa di aziende partecipate da fondi di private equity è stato a livello mondiale di 21,6 miliardi di dollari (94 nuove quotazioni) nei primi nove mesi dell’anno, un aumento notevole rispetto allo stesso lasso di tempo nel 2009, quando solo 17 aziende raccolsero 5,2 miliardi di dollari.

 

L’attività è comunque diminuita nel terzo trimestre, con 28 operazioni per 5,7 miliardi di valore, meno 34% rispetto al secondo trimestre e valore più basso dal terzo trimestre del 2009. Cuore dell’operatività, il continente americano, dove 21 aziende hanno raccolto 4,4 miliardi. Sei quotazioni nell’area Asia-Pacific hanno totalizzato 1,3 miliardi, mentre in EMEIA (Europa, Medio Oriente, India e Africa), c’è stata un’unica quotazione per 29 milioni di dollari.

 

Umberto Nobile, Private Equity Leader di EY per la Sub-Area Mediterranean, dichiara: “La mancanza di disinvestimenti per IPO nell’area EMEIA contrasta fortemente con quanto accaduto in America e Asia, dove la quotazione in borsa costituisce un’uscita più tradizionale per i fondi. Comunque, anche se EMEIA ha visto un minor numero di operazioni, le prime cinque IPO di questa categoria rimandano a imprese che proprio qui hanno la loro sede”.

 

Il 50% del valore delle quotazioni è in USA, ma i deal più consistenti in Europa

Fino a questo momento dell’anno, il 57% delle quotazioni è avvenuto in America, per un ammontare pari al 50% del valore totale. Segue subito dietro la regione Asia-Pacific, con il 30% del volume e 20% sul valore complessivo. L’Europa ha ospitato un numero relativamente più piccolo di deal quest’anno, solo il 13% del totale, ma date le maggiori dimensioni delle imprese coinvolte il valore delle IPO ha rappresentato il 30% di quello generale.

 

I prezzi restano una sfida, ma diminuiscono le rinunce nel terzo trimestre

Nel terzo trimestre solo quattro imprese hanno avuto un valore di emissione superiore al range previsto: RealD, QlikTechnologies e ChinaCacheInternational. Dall’inizio dell’anno la percentuale è dell’11%, mentre è quasi del 50% quella relativa a valori più bassi del previsto.

 

Le difficoltà nell’ottenere prezzi di emissione adeguati ha portato diverse imprese a rinunciare alla quotazione, ma il trend del terzo trimestre ha mostrato qualche miglioramento, con solo due quotazioni annullate o rimandate.

 

Commenta Nobile: “L’aspetto positivo di questa resistenza nei prezzi è dato dalle risposte alle IPO esaminate. L’82% dei deal di settembre si è chiuso a un valore pari o superiore a quello previsto. In contrasto con la parte iniziale del ciclo, quando gli investitori cercavano flussi di cassa stabili e bilanci solidi, negli ultimi mesi si sono dimostrati particolarmente ricettivi verso realtà rapidamente in crescita”.

 

 

Lo scenario futuro

Le richieste di ammissione ai mercati borsistici sono continuate nel terzo trimestre, segno della ricerca di liquidità da parte dei fondi di private equity. 39 nuove richieste denotano un ritmo più tranquillo rispetto a quello frenetico del secondo trimestre, ma in linea con i dati storici.

 

Conclude Nobile: “I prossimi 18-24 mesi saranno un periodo interessante per i fondi, perché sono previsti disinvestimenti da alcuni dei maggiori buyout dal 2006-2007. Le richieste più recenti includono la catena di teatri AMC Entertainment e Skype Technologies. Si vanno ad aggiungere ad aziende quali Toys R Us, Univar, Nielsen Corp e HCA, che con un valore di 4,6 miliardi di dollari potrebbe diventare la IPO più grande dell’anno”.

 

 

EY

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