Comunicato stampa

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EY: la convergenza europea degli standard di contabilità nel settore pubblico resta lontana, nonostante le riforme in atto.

"Towards transparency", uno studio comparativo sulla contabilità nel settore pubblico in Europa.

 

Milano, 11 ottobre 2010 - Secondo il nuovo studio di EY “Towards transparency” , il periodo post-crisi ha fatto tornare le preoccupazioni su responsabilità, trasparenza e sostenibilità in cima all’agenda della politica internazionale, che inizia a riconoscere la necessità per il settore pubblico di un insieme solido e uniforme di principi contabili.

 

Lo studio esamina il dibattito in corso in 19 giurisdizioni europee e, in particolare, se gli IPSAS (International Public Sector Accounting Standards) si sono rivelati utili per semplificare l’adozione della contabilità per competenza e se i governi hanno compiuto sforzi efficaci per riformare la contabilità nel settore pubblico. I risultati indicano che oltre la metà delle 19 giurisdizioni analizzate sia a livello locale che nazionale, in 17 paesi, sono passate alla contabilità per competenza e per diverse altre la questione sembra essere più sul “quando” lo faranno che sul “se”. Comunque, lo studio rivela anche che in molti casi si preferisce continuare a utilizzare le regole locali piuttosto che gli IPSAS. Ad oggi questi standard sembrano servire più come orientamento e linee guida, dalle quali attingere.

 

Gianfranco Consorti, EY Assurance Partner, commenta: “Il dibattito in corso in Europa su contabilità per cassa e contabilità per competenza può ritenersi definitivamente concluso a favore di quest’ultimo. A questo riguardo l’Italia non fa eccezione e tuttavia la pubblica Amministrazione centrale e locale e la gran parte degli enti pubblici non economici continuano ad adottare regole e sistemi di contabilità finanziaria. In ogni caso nei vari paesi non è stato adottato un sistema comune e criteri contabili omogenei e gli IPSAS rimangono più un’aspirazione che un obiettivo plausibile. La crisi finanziaria globale avrebbe potuto essere un momento ideale perché l’attenzione delle leadership si focalizzasse sui vantaggi della contabilità per competenza e per condividere standard comuni, ma tali vantaggi non sembrano essere stati considerati”.

 

Dieci rispondenti su 19 stanno già applicando un approccio per competenza[1]. Ritengono che migliori la gestione dei costi e l’efficienza, renda più semplice l’esercizio della responsabilità verso l’esterno e il controllo degli errori. Un terzo dei rispondenti dichiara di utilizzare ancora la contabilità per cassa[2] e non intende adottare quella per competenza, a causa dei costi che comporta e delle difficoltà di implementazione. Quindi nonostante i migliori sforzi dell’ IPSAS Board e di altre organizzazioni internazionali per incoraggiare l’adozione degli standard, nessuna giurisdizione lo ha fatto interamente.

 

Conclude Massimiliano Barbato, EY Advisory Executive Director: “In Italia le riforme istituzionali ed economiche degli ultimi venti anni hanno accentuato la necessità di rivedere profondamente il sistema di governo della finanza pubblica, con particolare riferimento alla esigenza di coordinamento tra le politiche e gli obiettivi perseguiti dai diversi livelli di governo. Questa esigenza è stata, peraltro, rafforzata dalla contestuale necessità di rispettare i vincoli di bilancio assunti in ambito europeo.

 

Nel contempo si è rafforzato il ruolo delle amministrazioni decentrate. Ad una prima riforma, con cui si è attuato il decentramento amministrativo di alcune funzioni, è seguita la riforma del Titolo V della Costituzione, con cui si è rivista sostanzialmente l’attribuzione delle competenze istituzionali nella erogazione dei servizi pubblici tra i diversi livelli di governo. Recentemente, con la legge di attuazione del federalismo fiscale, legge n. 42 del 20 si è disposta la conseguente definizione delle relative fonti di finanziamento.

 

Le riforme di questi anni non sono state, tuttavia, accompagnate da una corrispondente modifica dei processi decisionali, né supportate da un adeguamento dei sistemi contabili. Date le difficoltà nel portare avanti riforme di tale portata, confermate recentemente dallo slittamento dei termini per l’adozione da parte del Governo italiano dei decreti legislativi per l'armonizzazione dei sistemi contabili e degli schemi di bilancio delle amministrazioni pubbliche, i più pragmatici potrebbero essere tentati dal mantenere regole locali invece degli IPSAS. Ma sarebbe un errore. Le riforme ad essi legate daranno ai governi valore aggiunto sul lungo periodo. Creare un set comune di criteri di valutazione consentirebbe alle amministrazioni locali e regionali di confrontare le proprie performance, come si può osservare in organizzazioni quali la Commissione Europea o le Nazioni Unite. Inoltre, darebbe ai governi maggiore responsabilità e trasparenza”

 

[1] Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Lituania, Portogallo, Regno Unito, Spagna, Svezia e Svizzera

[2] Gli stati federali tedeschi di Baden-Wurttemberg , Bavaria, Sassonia-Anhalt e la Grecia.

 

La ricerca
E’ stata condotta da EY in collaborazione con ARPS-Accounting Research Public Sector Centre della Ghent University, guidata dal Prof. Joahn Christiaens. Una versione accademica della ricerca è stata pubblicata nel 2010 all’interno della International review of Administrative Science da Johan Christiaens, Brecht Reyniers and Caroline Rollé.

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