Comunicato stampa

  • Share

 

 

Nonostante un ritorno alla crescita nel 2010, il settore Biotech si trova ad affrontare le sfide legate a Ricerca e Sviluppo

Cresce il divario dei finanziamenti fra player consolidati e start-up

Milano, 29 luglio 2011 - Il settore globale delle biotecnologie ha registrato una crescita sostenuta nel 2010 confermandosi, sia in termini di vendite che di utili, complessivamente profittevole per il secondo anno consecutivo.

 

Eppure i finanziamenti per Ricerca e Sviluppo sono cresciuti sempre meno per la stragrande maggioranza delle imprese nel settore, principalmente aziende in fase di avviamento che necessitano di anni di finanziamenti per sostenere lo sviluppo dei farmaci. Secondo il Beyond borders: global biotechnology report 2011 di EY, la venticinquesima edizione del report sul settore del biotech, questo scenario ha posto nuove pressioni sul modello di business tradizionale del biotech e potrebbe riconfigurare il modo in cui le aziende si dedicheranno alla funzione Ricerca e Sviluppo in futuro.

 

“Mentre la performance complessiva del settore delle biotecnologie è migliorata nel 2010, il gap fra le aziende più grandi e strutturate e quelle che si trovano in fase iniziale e che hanno maggiore difficoltà ad accedere ai capitali, è attualmente più esteso” ha dichiarato Lapo Ercoli, partner EY e Life Science leader per l’Italia. “Le aziende del biotech dovranno reinventarsi in questo scenario cercando di dare il massimo con i finanziamenti disponibili e lavorando duramente sin dai primi stadi del proprio sviluppo per dimostrare il potenziale dei propri prodotti agli investitori, agli acquirenti e ai legislatori”.

  

Risultati chiave che emergono dal report:

Profitti record: le aziende di centri più strutturati nel settore biotech, quali Australia, Canada, Europa e Stati Uniti hanno registrato utili record che ammontano a 4,7 miliardi di dollari, un incremento del 30% rispetto all’anno precedente.

“Rimbalzo” nei finanziamenti globali: le aziende canadesi, europee e statunitensi hanno raccolto 25 miliardi di dollari nel 2010, eguagliando la media annua registrata nei quattro anni che hanno preceduto la crisi finanziaria globale.

In declino i fondi per l’innovazione: negli Stati Uniti, gli enormi finanziamenti verso imprese più strutturate e profittevoli sono aumentati del 150% per il 2009. Al contrario si è registrato un declino del 20% nell’ammontare di “capitale per l’innovazione” del settore, definito come finanziamenti totali meno grandi finanziamenti a debito.

Finanziamenti disomogenei: l’82.6% dei finanziamenti è stato destinato ad appena il 20% delle aziende statunitensi, rispetto al 78.5% nel 2009. Le aziende che meno hanno raccolto rappresentano sempre il 20% del totale, sommando finanziamenti per lo 0.4% (0.6% nel 2009).

Gli accordi rimangono solidi, ma non i pagamenti anticipati: il valore potenziale totale delle alleanze strategiche resta notevole, superando 40 miliardi di dollari. Tuttavia, i pagamenti anticipati da parte dei partner del biotech sono crollati del 37% per un valore di 3,1 miliardi di dollari.

Operazioni in calo: le M&A che hanno coinvolto aziende statunitensi o europee sono bruscamente scese da 58 nel 2009 a 45 nel 2010, mentre il valore complessivo di queste operazioni è rimasto sostanzialmente inalterato (escludendo dal confronto la mega-acquisizione di Genetech).

 

Sostenere l'innovazione

Il report Beyond borders sottolinea una convergenza di sfide che renderanno difficile per il settore sostenere il livello storico di innovazione. Oltre alla minore disponibilità di capitale, le aziende biotech devono affrontare la concorrenza di altri settori per accaparrarsi le risorse, ora più limitate, offerte dal venture capital.

 

Nonostante l’inferiore disponibilità di capitali, le aziende si trovano ora a dover fare di più, dal momento che il processo di sperimentazione e di sviluppo dei farmaci è diventato sempre più lungo, costoso e rischioso. Le approvazioni per i farmaci continuano a registrare i minimi storici e diventa sempre più usuale per le autorità richiedere dati dettagliati per poter valutare l’eventuale approvazione dopo che un’azienda ha condotto studi clinici, aumentando il tempo speso, i costi e il rischio dello sviluppo dei prodotti.

 

Ercoli ha inoltre sottolineato: “I sistemi sanitari di tutto il mondo sono sotto pressione per il contenimento dei costi, creando uno stress continuo al ribasso e incertezza relativa ai prezzi che gli innovatori possono fissare per i loro prodotti. Questa carenza di sostenibilità nell’healthcare si dirige verso un andamento generale che implicherà per le aziende un passaggio dalla semplice produzione di nuovi medicinali a miglioramenti tangibili sulla salute”.

 

Il report identifica quattro approcci complementari per le aziende del biotech per sostenere l’innovazione in questo contesto sempre più complesso:

 

1. Dimostrare la qualità. In un sistema basato sui risultati, le aziende saranno sempre più sotto pressione per dimostrare che i loro prodotti sono davvero diversi. Di conseguenza, ci sarà bisogno di adattare le strategie sin dall’inizio per dimostrare un’efficacia comparata per le autorità ed essere disposti a ingegnarsi su strategie innovative di prezzo per gli acquirenti compresi approcci basati sui risultati.

2. Fare di più con meno. Le aziende dovranno trovare nuove strade per raccogliere capitali e gestire la funzione Ricerca e Sviluppo in maniera più efficiente. Sul lato dei capitali, le aziende dovranno essere abili nell’aumentare, ottimizzare, preservare ed investire il poco capitale a loro disposizione – da nuovi modi di trarre un valore economico dalla proprietà intellettuale esistente alla proposta di modelli aziendali “virtuali” per ridurre i costi fissi delle infrastrutture. Sul versante Ricerca e Sviluppo, i prodotti di nicchia potranno essere più efficienti, richiedere meno prove, una competizione meno generica e meno problemi di sicurezza.

3. Costruire nuove competenze. Per supportare i primi due imperativi, i manager avranno bisogno di competenze a 360°: conoscenza delle dinamiche di cambiamento del mercato (es. autorità, “payer”, settore farmaceutico); capacità di gestione dei progetti e di valutazione delle performance; competenze nella misurazione di valore (ad esempio tecniche analitiche) e nella comunicazione di valore; inventiva nello sviluppo di nuovi modelli e approcci al business.

4. Collaborare per lavorare in coordinamento. Sostenere l’innovazione implicherà comunque cambiamenti che le aziende biotech non potranno affrontare da sole e che richiederanno il coordinamento con gli altri stakeholder del settore. Alcuni esempi: stimolare un sistema di sperimentazioni cliniche e approvazioni dei medicinali in base agli esiti; riallineare i meccanismi di pagamento intorno ai risultati sulla salute; promuovere incentivi per attirare gli investitori biotech; lavorare sulla trasparenza e permettere la costruzione di fiducia.

 

 

Principali risultati a livello locale

Stati Uniti

► I ricavi delle aziende biotech statunitensi quotate in borsa sono cresciuti a 61,6 miliardi di dollari, il 10% in più, pari al tasso di crescita del 2009 quando è avvenuta l’acquisizione di Genetech da parte di Roche.

► I ricavi netti sono passati da 3,7 miliardi di dollari nel 2009 a 4,9 miliardi di dollari nel 2010.

► Le operazioni M&A che hanno coinvolto aziende del biotech con sede negli Stati Uniti hanno fatto registrare il più basso risultato complessivo degli ultimi 5 anni, con un valore totale di 12,6 miliardi di dollari.

► I finanziamenti complessivi degli Stati Uniti nel settore hanno raggiunto 20,7 miliardi di dollari nel 2010, rispetto ai 18 miliardi di dollari dell’anno precedente ma sono stati guidati fortemente da quelli raccolti da aziende profittevoli che li hanno utilizzati per rifinanziare il debito, per riacquistare le azioni e per acquisizioni.

► Il capitale di rischio raccolto negli Stati Uniti ammonta complessivamente 4,4 miliardi di dollari nel 2010, in leggero ribasso rispetto ai 4,6 miliardi di dollari raccolti nel 2009.

 

 

 

 

Europa

► I ricavi delle aziende biotech europee quotate in borsa sono cresciuti del 12% a 13 miliardi di euro, un incremento notevole rispetto al 2% di crescita registrato nel 2009.

► La perdita netta per il biotech in Europa è calata leggermente da 467 milioni di euro nel 2009 a 459 milioni di euro nel 2010.

► Il valore delle attività M&A in Europa è aumentato da 1,8 miliardi di euro nel 2009 a 3,5 miliardi di euro nel 2010.

► I finanziamenti complessivi per il settore in Europa sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente con 2,9 miliardi di euro di capitale raccolto.

► Il capitale di rischio raccolto in Europa è stato di 1 miliardo di euro, in crescita dunque rispetto ai 790 milioni di euro dell’anno scorso.

 

Canada/Australia

► Il settore delle biotecnologie canadese ha realizzato 482 milioni di dollari nel 2010, una riduzione di 251 milioni di dollari rispetto al 2009. Tuttavia se si esclude dal calcolo il finanziamento di 325 milioni di dollari da parte di un’azienda, si nota che il settore ha registrato una crescita del 18% in più rispetto al 2010.

► I ricavi delle aziende australiane quotate in borsa ammontano a 129 miliardi di dollari nel 2010, meno della metà dei profitti registrati nel 2009.

 

In Italia

Secondo quanto emerso dal “Rapporto sulle biotecnologie in Italia 2011” realizzato da EY Assobiotec ed in collaborazione con Farmindustria e l’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE) l’Italia, il paese europeo con il tasso di crescita maggiore per il settore, in termini di imprese pure biotech si colloca al terzo posto dopo Germania e Regno Unito. Dal rapporto emerge un contributo rilevante da tutte le imprese del comparto, per il 75% del totale costituito da imprese micro (meno di 10 addetti) o piccole (meno di 50 addetti), con 221 imprese che hanno nelle biotecnologie il proprio core business e il contributo fondamentale anche di imprese medie e grandi che determinano l'87% del fatturato.

 

I principali indicatori del rapporto per l’Italia sono:

- Fatturato in crescita del 6% rispetto al 2010, pari a 7,4 miliardi di Euro.

- Investimenti in R&S pari a 1,76 miliardi di Euro, con un incremento del 2,5% rispetto al 2010, pari al 24% del fatturato (rispetto a 1% nella media dell’industria manifatturiera)

- Numero stabile di addetti, oltre 52.000, di cui 80% tra multinazionali e imprese del farmaco italiane e 20% tra pure biotech (11%) e altre biotech italiane

 

“Il nostro studio” ha commentato Antonio Irione, Advisory Life Science Leader di EY in Italia “fotografa un settore sempre più competitivo a livello internazionale e, nonostante alcune criticità, in continua crescita su tutti i principali indicatori: fatturato, investimenti in ricerca e sviluppo, numero di imprese, numero di addetti. Questo soprattutto grazie al red biotech, che contribuisce al fatturato totale del settore per il oltre il 94% e sta sviluppando una pipeline di prodotti estremamente promettente. Emergono con chiarezza nuovi campi di applicazione per le tecnologie e il know how biotech e la possibilità di aumentare la competitività delle aziende italiane in diverse aree industriali sfruttando proprio le biotecnologie. In altri termini il biotech potrebbe rappresentare una delle principali leve di sviluppo per il nostro paese. La crescita e la competitività del biotech in Italia” continua Irione “dipenderanno soprattutto dalla definizione di una politica di sostegno al settore da parte delle istituzioni, dal supporto di tutte le parti in causa e dalla capacità delle nostre imprese biotech, per lo più di dimensioni ridotte, di attuare un sistema di alleanze strategiche che consenta loro di attrarre le risorse tecnologiche e finanziarie necessarie a competere efficacemente nel confronto internazionale”. .

 

 

About EY’s Global Life Sciences Center

EY’s Global Life Sciences Center brings together a worldwide team of professionals to help life sciences companies address their challenges at every stage of development. From the emerging biotech or medtech firm to the well-established, global pharmaceutical company, our industry teams bring deep experience in providing assurance, tax, transaction and advisory services. The Center works to anticipate market trends, identify implications and develop points of view on relevant industry issues. Whether it’s forming innovative alliances, improving operations, new regulations or exploring new markets, we can give you a clear perspective on how to drive value in an increasingly complex, competitive and risk-driven environment. It’s how EY makes a difference.

For more information, please visit www.ey.com/lifesciences or email global.lifesciences@ey.com. .

 

EY 

EY è leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory. Il network EY fornisce anche consulenza legale, nei paesi ove è consentito. In tutto il mondo le nostre 141.000 persone sono unite da valori condivisi e da un saldo impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale. “EY” indica l’organizzazione globale di cui fanno parte le Member Firm di Ernst & Young Global Limited, ciascuna delle quali è un’entità legale autonoma. Ernst & Young Global Limited, una “Private Company Limited by Guarantee” di diritto inglese, non presta servizi ai clienti. Per ulteriori informazioni: www.ey.com.

Per ulteriori informazioni: www.ey.com

Questo comunicato stampa è stato rilasciato da EYGM Limited, che appartiene al network di EY e che non fornisce servizi ai clienti.

Per ulteriori informazioni stampa:

 

Brunswick

Giovanni Moccagatta / Natasha Aleksandrov

Tel: +39 02 9288 6200

email: eyitalia@brunswickgroup.com