Comunicato stampa

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EY: le imprese non rinunciano all’M&A nonostante le turbolenze di mercato

  • Volatilità e M&A possono coesistere?
  • Le grandi aziende hanno liquidità per effettuare operazioni strategiche
  • Espansione negli emerging markets e focalizzazione sul core business spingono la riallocazione del capitale
  • Incertezze normative ed in particolare fiscali rappresenteranno un ostacolo per l’M&A nel nostro Paese

 

Milano, 12 ottobre 2011 - Nonostante la volatilità sui mercati e le incertezze economiche, il 41% delle principali imprese a livello mondiale pensa di realizzare un’acquisizione nei prossimi 12 mesi, secondo la nuova edizione del Capital Confidence Barometer di EY, basato su una ricerca che ha coinvolto oltre 1.000 senior executive in tutto il mondo. Sorprendentemente, ciò rappresenta una leggera crescita rispetto a sei mesi fa, nonostante le turbolenze che hanno colpito i mercati in Agosto, mese in cui sono state realizzate le interviste.

 

Bilanci più solidi ed un maggiore focus sulla capacità operativa indicano che prosegue tra le aziende a più alta capitalizzazione l’interesse verso le operazioni di M&A. Cresce inoltre il consenso sul prezzo degli asset, così da incoraggiare i venditori a farsi avanti. Quasi due terzi del campione (57%) ritiene che le valutazioni resteranno ai livelli correnti per altri 12 mesi. Il 26% delle aziende ha ora in programma di disinvestire da qui a un anno. Anche i rispondenti italiani prevedono stabilità nelle valutazioni (66%), ma è leggermente più alta la quota di chi ha in programma di disinvestire (31%).

 

La quinta edizione del report semestrale Capital Confidence Barometer evidenzia che circa metà dei rispondenti è orientata alla crescita, e solo il 7% alla “sopravvivenza”: il numero più basso tra le edizioni pubblicate dal 2009 a oggi. Questa quota scende al 4% nel caso dell’Italia, mentre i piani di stabilità equivalgono quelli di crescita (48%).

 

Andrea Guerzoni, Global Transaction Support Leader di EY, dichiara: “La nostra ricerca evidenzia un possibile nuovo scenario, in cui l’attività di M&A e la volatilità riescono in certa misura a convivere. Le aziende leader non ritengono oggi probabile il ripetersi di un nuovo il 2008. Molte hanno infatti passato gli ultimi tre anni rafforzando i loro stati patrimoniali e prendendo le necessarie misure per migliorare l’efficienza operativa per affrontare meglio i momenti di volatilità che caratterizzeranno inevitabilmente il futuro dell’economia mondiale”.

  

I bilanci più solidi incoraggiano le M&A

Tre anni di lavoro sulla capital structure e sulle strategie post–crisi rappresentano le fondamenta grazie a cui le imprese meglio condotte possono oggi sedersi ai tavoli delle trattative per affrontare con meno timori operazioni straordinarie anche in tempi di incertezza. Le grandi corporations sono oggi in forma decisamente migliore rispetto al 2008. I bilanci si sono significativamente rinforzati e la struttura del capitale ha visto ridurre gli oneri sugli interessi passivi e allungare le scadenze dei finanziamenti. Il debito complessivo si è ridotto, con il 62% del campione che presenta una leva finanziaria inferiore al 25% del capitale e il 78% che ha in programma di ridurre ulteriormente la propria esposizione debitoria nei prossimi 12 mesi. Il campione italiano presenta dati leggermente diversi: ad avere una leva inferiore al 25% del capitale è il 54%, mentre nel 31% dei casi la quota è compresa tra 25% e 49,9%. Allineata invece la quota di chi ridurrà l’esposizione debitoria nel prossimo anno.

 

A livello mondiale l’outlook sui ricavi è relativamente confortante, se circa la metà degli intervistati (47%) prevede almeno una situazione di stabilità, un ulteriore terzo mostra maggiore fiducia e ritiene che il potenziale di crescita sia positivo. Le condizioni di finanziamento sono altresì migliorate, infatti il 68% è la somma di chi le definisce da stabili a molto positive. Situazione differente in Italia: se il dato di chi prevede ricavi stabili è vicino a quello globale (41%), un terzo prevede una diminuzione (31%) e quasi un altro terzo (28%) un aumento. Scarso ottimismo riguardo al credito: il 45% dei rispondenti prevede infatti che le condizioni resteranno stabili ma per il 47% l’outlook è negativo o molto negativo.

 

 

Fiducia sorprendente in un mercato incerto

Nonostante le preoccupazioni attuali sull’indebolimento della crescita mondiale, molte delle aziende leader si dimostrano sorprendentemente ottimiste riguardo le prospettive a lungo termine della propria economia nazionale così come di quella mondiale. La drastica riduzione della crescita negli Stati Uniti, il downgrade ricevuto e la crisi del debito sovrano nell’Eurozona ha innescato una violenta reazione nei mercati proprio nel periodo in cui è stata condotta la ricerca. Nonostante ciò, i due terzi dei rispondenti (63%) percepiscono la situazione economica globale come stabile, o in grado di evolvere positivamente o molto positivamente. La fiducia è particolarmente alta verso settori quali energia, oil and gas, ed estrattivo.

 

Aggiunge Guerzoni: “Molte aziende multinazionali si trovano ora in condizione di poter comprare grazie ai bilanci depurati da molti rischi e grandi disponibilità liquide mentre allo stesso tempo la focalizzazione sul core business ed emerging markets spinge i grandi gruppi internazionali a considerare di dismettere divisioni e partecipazioni non più strategiche per riallocare il capitale dove la nuova strategia post-crisis prevede ritorni maggiori. L’indagine mostra un contesto più favorevole del previsto alle operazioni di M&A cosiddette “strategiche”, con la maggioranza dei rispondenti ottimista rispetto al numero e alla qualità delle opportunità di deal, così come rispetto alla possibilità di chiuderli. Chiaramente uno dei principali fattori di criticità rimane la convergenza di potenziali compratori e venditori verso prezzi degli asset in uno scenario di estrema volatilità dei mercati finanziari.

 

I mercati emergenti, obiettivi primari di investimento

I mercati più attrattivi per gli investimenti secondo l’indagine sono Cina, India, Brasile, Stati Uniti e Australia. Negli emergenti al di fuori dei BRIC, Malaysia, Messico e Argentina sono le tre principali destinazioni. Più di un terzo dei partecipanti alla ricerca dichiara che la motivazione verso operazioni di M&A è conquistare quote in un nuovo mercato.

 

“Un’efficace strategia di penetrazione sui mercati emergenti è assolutamente fondamentale oggi per le aziende leader”, dichiara Guerzoni. “Un portafoglio bilanciato richiede una presenza commerciale crescente (e non solo produttiva) su questi mercati per ridurre l’impatto di un rallentamento delle economie mature”.

 

Gli ostacoli rimangono, ma si può puntare verso operazioni strategiche

La grande maggioranza dei partecipanti alla ricerca (85%) si dichiara preoccupata che le crescenti regolamentazioni dei mercati possano ostacolare la crescita. I rischi regolatori possono ostacolare i piani di crescita – particolarmente in relazione alle riforme bancarie e finanziarie, che dovrebbero avere un grande impatto in tutti i settori e aree geografiche. Il dato italiano vede invece come principale ostacolo alla crescita i cambiamenti normativi a livello fiscale (39% degli intervistati).

 

Conclude Guerzoni: “Le incertezze politiche e normative sono indubbiamente un ostacolo all’attività di M&A in particolare nel nostro Paese così come le crescenti difficoltà nell’attingere ai mercati dei capitali o al sistema bancario per finanziare le operazioni di dimensioni maggiori in Europa. Rimane comunque l’impressione che la predisposizione del campione di aziende intervistate nella nostra ricerca verso la riallocazione del capitale attraverso operazioni straordinarie sia più positiva di quanto ci si potesse attendere in questo periodo considerato il rischio latente di una ricaduta una recessione globale”.

 

Lo studio

Capital Confidence Barometer è la ricerca EY effettuata su un campione di oltre 1.000 senior executive di grandi aziende in tutto il mondo e nei diversi settori industriali. L’obiettivo del Barometer è di misurare il grado di fiducia delle imprese nel futuro dell’economia, di individuare le priorità per i board nei prossimi 12 mesi e di identificare le prassi emergenti nella gestione del capitale, in grado di distinguere quelle aziende che costruiranno il proprio vantaggio competitivo nella continua evoluzione della situazione economica mondiale. Questo report è il quinto Barometer della serie iniziata a novembre 2009.

 

EY 

EY è leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory. Il network EY fornisce anche consulenza legale, nei paesi ove è consentito. In tutto il mondo le nostre 152.000 persone sono unite da valori condivisi e da un saldo impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale. “EY” indica l’organizzazione globale di cui fanno parte le Member Firm di Ernst & Young Global Limited, ciascuna delle quali è un’entità legale autonoma. Ernst & Young Global Limited, una “Private Company Limited by Guarantee” di diritto inglese, non presta servizi ai clienti. Per ulteriori informazioni: www.ey.com.

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Questo comunicato stampa è stato rilasciato da EYGM Limited, che appartiene al network di EY e che non fornisce servizi ai clienti.

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