Comunicato stampa

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Venture Capital e Private Equity: l’interesse si sposta da Stati Uniti e Gran Bretagna ai BRIC e alle “star” di Medio Oriente e Africa. Stabile l’Italia.

EY e IESE presentano il Global Venture Capital Private Equity (VCPE) in Country Attractiveness Index 2011. USA e UK mantengono le prime posizioni. Cresce l’interesse verso gli emergenti.

 

Milano, 19 aprile 2011 - Gli investitori in private equity e venture capital continuano ad avere molti buoni motivi per guardare a Brasile e Cina, secondo il Global Venture Capital Private Equity (VCPE) Country Attractiveness Index 2011, realizzato dallo IESE con la collaborazione di EY. Il Professor Heinrich Liechtenstein spiega che il loro successo nasce da “un incremento dell’attività economica e miglioramenti sia nel loro mercato dei capitali sia a livello di background istituzionale”. Lo studio evidenzia inoltre alcune interessanti “rising star” in aree geografiche promettenti: Indonesia, Vietnam, diversi paesi in Medio Oriente, Marocco, Kenia, Tunisia e Nigeria.

 

Umberto Nobile, Private Equity Leader di EY per la Sub-Area Mediterranea, commenta: “La diversificazione geografica da parte dei fondi di private equity è in crescita. I mercati emergenti, grazie a tassi di crescita favorevoli sul lungo periodo e mobilità socioeconomica in forte aumento, sono diventati veri e propri pilastri nelle strategie di investimento. Non sorprende che Brasile e Cina vincitori registrino un miglioramento così significativo nell’indice di quest’anno, basti pensare che i primi 10 buyout del 2010 nei mercati emergenti sono stati tutti indirizzati verso l’America Latina e l’Asia”.

 

L’Italia mantiene la 32° posizione, la stessa che occupava anche cinque anni fa. Tra i punti di forza del nostro paese la maturità economica e la presenza di distretti industriali avanzati, con alcune nicchie di eccellenza, un sistema bancario relativamente stabile e il basso grado di indebitamento delle famiglie.

 

Punti deboli si confermano il sistema fiscale piuttosto complesso ed esoso (con conseguente alto tasso di evasione), il debito pubblico arrivato a pesare per il 120% del PIL e l’efficienza del mercato del lavoro.

 

Le possibili aree di miglioramento vengono individuate nell’aumento della produttività sia nel privato che nel pubblico, mentre a indebolire il quadro italiano possono contribuire il modello di governance, spesso inadeguato, di molte aziende familiari alle prese con il ricambio generazionale, la mancanza di misure adeguate per attrarre talenti dall’estero o trattenere quelli italiani e la scarso grado di collaborazione politica per la realizzazione di riforme condivise e fondamentali come quelle della giustizia e della burocrazia.

 

“L’evoluzione della realtà italiana nel futuro prossimo”, commenta ancora Nobile, “sarà caratterizzata da un certo grado di incertezza derivante,fra gli altri, dal livello di crescita della domanda mondiale e dalla stabilità dei debiti pubblici di alcuni paesi dell’area Euro. Ciò premesso, i benefici attesi da una ripresa della domanda estera (e quindi dell’export) dovranno confrontarsi con una spesa privata ancora debole e con possibili misure fiscali restrittive imposte dal governo per contenere o abbassare il debito pubblico“.

 

Altri paesi presentano una performance non certamente positiva, se si guarda anche agli ultimi cinque anni. Rimanendo in Europa Occidentale, l’Irlanda ad esempio ha perso dieci posizioni a causa della grave crisi economica in cui tutt’ora si trova. Come previsto, anche la Spagna è scesa nel ranking dalla 20° alla 23° posizione e risultati simili si riscontrano in diversi paesi dell’Europa dell’Est, colpiti dalla paralisi economica e dal conseguente indebolimento delle strutture nei mercati di capitale. L’India mostra una notevole crescita economica, seconda solo alla Cina, ma il ritmo con cui migliorano altri fattori importanti per la chiusura dei deal non si dimostra sufficiente per colmare la distanza.

 

I vincitori di quest'anno

Ai primi tre posti della classifica figurano Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada grazie a punteggi massimi nei sei criteri-chiave di attrattività presi in esame dallo studio: attività economica, spessore dei mercati di capitale, tassazione, governance e tutela degli investitori, contesto umano e sociale, cultura imprenditoriale e opportunità di business.

 

Il paese che quest’anno risulta maggiormente avanzato rispetto a cinque anni fa è il Brasile, balzato in alto di quattordici posizioni fino a raggiungere la 43°. Anche Indonesia e Arabia Saudita sono cresciute, ciascuna di undici posizioni arrivando rispettivamente alla 48° e 25°. Grandi passi avanti anche per Vietnam, Bahrain e Tunisia.

 

“Quest’anno l’indice prende in esame 80 paesi invece dei consueti 66, considerando molte più economie emergenti in America Latina, Africa e Asia”, spiega il Prof. Heinrich Lichtenstein dello IESE. Inoltre, la struttura dell’indice è stata ottimizzata dai ricercatori per fornire un quadro ancora più chiaro dei driver di private equity e venture capital.

 

“Esiste una forte correlazione tra i ritorni ottenuti in passato e il nostro indice. Infatti, i paesi maggiormente attrattivi sono anche quelli che garantiscono ritorni migliori”, sottolineano gli autori.

 

Lo studio è disponibile all’indirizzo: http://blog.iese.edu/vcpeindex.

 

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I primi 10 paesi dell’indice:

1. Stati Uniti

2. Regno Unito

3. Canada

4. Singapore

5. Svizzera

6. Giappone

7. Australia

8. Svezia

9. Olanda

10. Germania

 

La classifica completa (tra parentesi la posizione attuale) e le variazioni 2007-2011:

 

VCPE Index 2011 

 

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