Comunicato stampa

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Continua il processo di globalizzazione nonostante il permanere di uno scenario economico incerto

Milano, 25 gennaio 2012 - Nonostante l’incerto scenario dell’economia mondiale, il processo di globalizzazione continua per la maggior parte delle 60 principali economie del mondo compatibilmente con un accresciuto rischio di protezionismo. Secondo lo studio di EY, infatti, il 90% dei business executive prevede un incremento delle misure protezionistiche qualora l’economia globale scivolasse in una recessione cosiddetta "double-dip".

Il terzo report annuale di EY sul tema della globalizzazione si basa su due fonti di ricerca: Globalization Index di EY, che misura le 60 principali economie del mondo basandosi sul loro grado di globalizzazione in relazione al PIL e su un’indagine di fine 2011 basata su interviste a 1000 senior business executive di tutto il mondo che ha raccolto il loro punto di vista sulla globalizzazione; a questo si affiancano dei dati previsionali sulla crescita del PIL a livello locale e globale per i prossimi quattro anni.

Mentre EY stima che la crescita mondiale del PIL sarà solo del 3,4% per il 2012, l’indice continua a evidenziare che la globalizzazione continuerà a crescere sia quest’anno che a seguire fino al 2015. Questo con più evidenza nei mercati emergenti di medie dimensioni come Vietnam, Malesia, Messico e Colombia e nelle economie più piccole dell’Europa, come Belgio, Danimarca, Slovacchia e Austria. Il Regno Unito e gli Stati Uniti sono gli unici tra i mercati maggiori in cui si prevede un tasso di globalizzazione caratterizzato da una modesta diminuzione nei prossimi tre anni motivata dal possibile inasprirsi delle misure per il controllo dell’immigrazione in entrambi i paesi con conseguenti impatti sull’assunzione degli stranieri. Una simile situazione si è verificata una sola volta negli ultimi vent’anni, vale a dire nel 2009 all’apice della crisi finanziaria. In ogni caso, secondo la maggior parte degli intervistati, un peggioramento dello scenario economico comporterà un progressivo aumento del protezionismo.

James Turley, Chairman and CEO di EY ha dichiarato: "La globalizzazione continua sebbene in presenza di una debole crescita delle economie mondiali, tuttavia lo spettro del protezionismo rappresenta una minaccia. Le aziende e gli altri operatori economici, così come i governi, devono continuare a fare in modo che la globalizzazione sia di fatto una forza positiva per il benessere sociale ed economico adottando tutte le misure e gli atteggiamenti che possano evitare la caduta nel protezionismo".

Chi sosterrà la crescita econiomica?

La performance dei mercati emergenti, con in testa i BRIC, continua a compensare la lenta crescita dei paesi sviluppati. Si stima che il PIL dei mercati emergenti crescerà complessivamente del 5,3% nel 2012 - continuando a superare le economie sviluppate - aumentando la loro quota rispetto al PIL mondiale. Il PIL dei mercati emergenti (misurato su una base di parità di potere d’acquisto) potrebbe superare quello delle economie sviluppate già a partire dal 2014; circa il 70% di crescita complessiva mondiale per i prossimi anni verrà generata dai mercati emergenti con Cina e India, che peseranno per oltre il 50%.

 

Meno positivi risultano gli scenari per Europa e Stati Uniti: EY prevede, infatti, per l’Europa essenzialmente una crescita piatta per il 2012 -anche in caso di soluzione della crisi del debito -mentre per gli Stati Uniti stima una crescita modesta se si attesterà al di sotto del 2,5%.

 

I business executive intervistati sono comprensibilmente nervosi visto lo scenario attuale e sottolineano la possibilità imminente di una contrazione che diminuirà le prospettive del business, dovuta a riduzione della crescita, aumento della competizione, forte complessità operativa e carenza di talenti nei mercati chiave. Sono più pessimisti di quanto non siano i maggiori esperti di previsioni economiche. Mentre restano ottimisti in merito al potenziale nel breve termine dei mercati emergenti, oltre la metà di loro crede che l’economia globale probabilmente ritornerà in recessione alla fine del 2012. Quasi i due terzi ritengono probabile una nuova crisi finanziaria globale innescata dal default del debito dell’Eurozona. Circa il 90% degli intervistati stima un incremento delle misure protezionistiche qualora l’economia globale scivolasse in una recessione "double dip".

 

Quali saranno le conseguenze per il business?

Insieme alla prospettiva di un maggiore protezionismo, la crisi del debito sovrano nell’Eurozona e la crisi dell’economia globale hanno inoltre aumentato la probabilità di un nuovo credit crunch dal momento che le banche diminuiscono le concessioni di prestiti a fronte di un calo di fiducia nei mercati interbancari.

 

John Ferraro, Chief Operating Officer di EY, ha spiegato quali siano le principali sfide per le aziende: "Questo scenario scoraggiante è causa di molti problemi per le aziende di tutto il mondo, ma non per quelle che possiedono la flessibilità, la capacità di risposta e le competenze necessarie per risolverli. La nostra ricerca ha individuato quattro sfide fondamentali che le aziende dovranno affrontare negli anni a venire. Sono sfide complesse ed è improbabile riuscire a risolverle in poco tempo, ma riteniamo che le aziende possano vincerle basandosi su flessibilità, velocità e idee non convenzionali".

 

Le quattro sfide sono:

1) Aver successo nei mercati in rapida crescita è più difficile rispetto a prima

Raggiungere il successo nei mercati in rapida crescita diventa sempre più difficile a causa dell’aumento dei costi, della competizione sempre più intensa e di una crescita che, nonostante sia ancora più rapida rispetto ai paesi sviluppati, sta rallentando il passo. Le aziende devono liberarsi dei loro tradizionali modelli di business, individuare strategie innovative in grado di assicurare rapidi profitti e considerare gli investimenti in un’ottica più allargata che tenga conto del punto di vista degli stakeholder.

2) Una sola soluzione non soddisfa i diversi mercati

Le aziende diversificano in mercati con prospettive profondamente diverse e peculiari ambienti di business trovandosi così a confrontarsi con un incremento della complessità in termini di operation. Le aziende devono creare network integrati basati su mercati logicamente raggruppati, delle sorte di hub in grado di realizzare sia economie di scala così come di essere più vicini ai clienti chiave. A questo si dovrebbe aggiungere un ripensamento dell’approccio all’outsourcing, così come una verifica dei possibili benefici derivanti da un near-sourcing.

3) La politica è diventata più determinante e meno prevedibile

Il contesto politico incerto e mutevole – in particolare se si pensa alla possibile crescita del protezionismo – sta provocando notevoli preoccupazioni. Le aziende dovrebbero interagire con le autorità preposte al fine di influenzare correttamente i processi decisionali e allontanare il rischio di protezionismo; sfruttare le conoscenze del proprio mercato locale e quindi la propria capacità di anticipare le tendenze politiche e i loro possibili impatti sul business assicurando che le decisioni locali non si rivelino negative per il business globale; costruire relazioni più solide con le autorità fiscali.

4) Sempre più aspra la guerra per i talenti: le persone preparate sono sempre più difficili da trovare

E’ sempre maggiore la difficoltà di individuare i candidati che abbiano le giuste caratteristiche per le diverse posizioni disponibili. Per risolvere questo problema le aziende dovrebbero inserire i migliori talenti nei mercati più promettenti, promuovere quei manager che più si dimostrino al passo con il mercato e rinnovare il modello per la gestione degli espatriate.

 

Vincitori a lungo termine

EY ritiene che per aver successo a lungo termine in questo clima di crescente incertezza le aziende debbano cambiare mentalità. In particolare dovrebbero comprendere che la gestione di mercati molto diversi e che cambiano rapidamente richiede una particolare attenzione all’esecuzione e all’eccellenza operativa. Le imprese devono sviluppare modelli di business altamente flessibili che le mettano nelle condizioni di rispondere a nuove opportunità così come a nuove minacce. "E’ necessario sviluppare modelli di business decisamente innovativi e radicalmente ripensati piuttosto che rilanciare i tradizionali modelli di business occidentali", afferma Donato Iacovone, Mediterranean Managing Partner e Amministratore Delegato di EY in Italia. "E’ tutta una questione di mentalità della leadership. Troppi leader guardano alla globalizzazione con timore mentre dovrebbero dare spazio al nuovo, migliorare e innovare il modo di fare business e adottare un atteggiamento fortemente "inclusive", vale a dire con la volontà di cogliere tutte le opportunità che derivano dalla diversità", conclude Iacovone.

 

About The Globalization Index
The Globalization Index developed for this report measures and tracks the performance of the world’s 60 largest economies according to 20 separate indicators that capture the key aspects of cross-border integration of business. The indicators fall into five broad categories: openness to trade; capital movements; exchange of technology and ideas; labor movements; and cultural integration. The Index measures "relative" rather than "absolute" globalization. This means that a country’s* trade, investment, technology, labor and cultural integration with other countries is measured relative to its GDP rather than by the absolute value of these elements being exchanged. The Index, therefore, reflects the degree to which the global integration of a country is observable or experienced from within that country.

*Country or, where applicable, territory.

About The Survey
The Economist Intelligence Unit surveyed 1000 business executives in November 2011.

 

EY 
EY è leader mondiale nei servizi professionali di revisione e organizzazione contabile, fiscalità, transaction e advisory. In tutto il mondo le nostre 141.000 persone sono unite da valori condivisi e da un saldo impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale.

“EY” indica l’organizzazione globale di cui fanno parte le Member Firm di Ernst & Young Global Limited, ciascuna delle quali è un’entità legale autonoma. Ernst & Young Global Limited, una “Private Company Limited by Guarantee” di diritto inglese, non presta servizi ai clienti.

Per ulteriori informazioni: www.ey.com

Questo comunicato stampa è stato rilasciato da EYGM Limited, che appartiene al network di EY e che non fornisce servizi ai clienti.

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