Comunicato stampa

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Secondo EY, un trilione di dollari ancora bloccato nel capitale circolante delle maggiori società europee ed americane

Milano, 23 luglio 2009 - Liquidità fino a 1 trilione di dollari: è questa la somma che, secondo il nuovo studio realizzato da EY, risulterebbe immobilizzata nel capitale circolante delle maggiori società statunitensi ed europee.
Lo studio, dal titolo "All Tied Up", ha preso in esame le dinamiche dei valori di crediti commerciali, debiti verso fornitori e magazzino delle maggiori 2.000 aziende statunitense ed europee per volumi di fatturato; i risultati non sono stati particolarmente positivi dal momento che, confrontando i valori dell’ultime trimestre 2007 e 2008, solo il 43% di esse è riuscita a ridurre i valori del capitale circolante.

Giacomo Iannelli, Partner “Working Capital Management”, EY ha così commentato: “Nonostante la grande attenzione dedicata alla liquidità da gran parte delle aziende oggetto dello studio, i risultati indicano l’esistenza di ulteriori opportunità per molte imprese di poter generare “cassa” riducendo il valore di capitale circolante. La cifra di 1 trilione di dollari equivale al 6% del fatturato registrato da queste imprese; in altre parole, per ogni miliardo di dollari di fatturato, il margine di manovra sul capitale circolante è pari, in media, a 60 milioni di dollari”.

Rispetto al 2007, il 2008 ha registrato un incremento del ciclo cash-to-cash (C2C) pari al 7% negli Stati Uniti e al 6% in Europa. Prendendo invece come termine di paragone l'ultimo trimestre dell'anno, il quadro che ne emerge è invece completamente differente, caratterizzato da un peggioramento anno su anno del 7% negli Stati Uniti e del 3% in Europa.
 
Luca Annibaletti, Partner EY, ha osservato: “I risultati contrastanti in termini di performance del capitale di esercizio relative all’intero anno e all’ultimo trimestre, sia negli Stati Uniti sia in Europa, riflettono in parte l’impatto della recessione vissuta negli ultimi tre mesi del 2008, aggravata da un’accentuata volatilità del mercato dei cambi e dei prezzi delle materie prime”.

In particolare, i livelli di magazzino hanno registrato un aumento significativo sia negli Stati Uniti che in Europa (rispettivamente fino al 10% e al 4% durante l'ultimo trimestre 2008).

Le scorte di magazzino non sono diminuite proporzionalmente al calo della domanda per via della scarsa reattività delle supply chain aziendali, incapaci di stare al passo”, ha precisato Annibaletti.

Pressioni sul cash flow 

Nel breve termine, prevediamo che il perdurare di una situazione macroeconomica difficile e complessa come quella che abbiamo sperimentato negli ultimi mesi possa incidere negativamente sulle dinamiche del capitale circolante, con effetti negativi sulla liquidità aziendale”, ha osservato Giacomo Iannelli. “Questo tipo di scenario potrebbe impattare negativamente soprattutto su quelle imprese che hanno dedicato, nel passato, minore attenzione alla ricerca dell’eccellenza in quei processi che sono alla base dei valori di crediti commerciali, debito verso fornitori e magazzino”.

Strategia per una gestione efficace del capitale circolante

Le aziende dovrebbero prestare maggiore attenzione alla gestione del capitale circolante assegnando ai valori assunti da questa grandezza valenza strategica”, ha concluso Luca Annibaletti. “Per un’impresa, adottare un approccio attento a questa grandezza economica, significa non solo migliorare la capacità dell’azienda di generare 'cassa', ma anche ridurre i costi operativi e migliorare il livello di servizio al cliente".


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