Il settore biotecnologico resiste nonostante le criticità dell’attuale scenario
I risultati del Beyond borders: global biotechnology report 2010, lo studio annuale di Ernst & Young sul settore biotecnologico
Per la prima volta i maggiori centri del biotech ottengono risultati positivi
Milano, 12 maggio 2010 - Il 2009 ha visto il settore delle biotecnologie a livello globale, non solo resistere alle turbolenze dell’attuale scenario economico, ma ottenere una solida performance finanziaria, con i principali centri mondiali di biotecnologia che per la prima volta nella loro storia sono divenuti profittevoli. Nonostante ciò, il gap fra “haves” e “haves not” in questo settore è continuato ad aumentare, ponendo le aziende emergenti davanti a nuove sfide per l’accesso ai capitali necessari a finanziare ricerca e sviluppo. Questi e altri risultati sono emersi dal nuovo Beyond borders: global biotechnology report 2010, lo studio annuale di Ernst & Young sul settore biotecnologico.
“Le aziende di biotecnologia hanno da sempre avuto difficoltà ad effettuare previsioni sulla loro capacità di sopravvivenza davanti alle difficoltà economiche, e il 2009 non è stato diverso sotto questo aspetto”, ha dichiarato Lapo Ercoli, partner Ernst & Young e Life Science leader per l’Italia. “Nel futuro immediato le aziende continueranno ad affrontare una situazione molto difficile se si guarda ai finanziamenti. Le società meglio posizionate per il successo sono quelle in grado di cogliere le opportunità latenti necessarie per una maggiore efficienza relativamente all’uso dei capitali, al nuovo modo di approcciare ricerca e sviluppo e alla nascita di modelli innovativi di finanziamento e di collaborazione”.
“La comunità europea attiva nel Biotech ha mostrato grande coraggio nell’affrontare le difficoltà della crisi, facendo registrare solo una piccola riduzione del numero di aziende pubbliche”- ha continuato Lapo Ercoli - “Dopo un 2009 sostanzialmente piatto sul fronte dei finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo, le aziende biotecnologiche europee, così come le loro colleghe a livello globale, devono dosare sapientemente i tagli ai costi assicurandosi di non indebolire la loro capacità di favorire l’innovazione in futuro”.
Adattarsi alla nuova situazione Le aziende biotecnologiche stanno operando in una nuova condizione, in cui accedere ai capitali resterà difficile. Data la minore disponibilità di capitale, i venture capitalist stanno diventando sempre più selettivi e stanno mettendo da parte fondi per investimenti già in portafoglio. Invece di essere impiegati per dare vita a nuove società, alcuni finanziamenti sono volti a sostenere la ricerca e lo sviluppo o i progetti in corso, con la speranza di ottenere potenziali ritorni nel breve termine. Gli investitori delle IPO sono in cerca principalmente di investimenti più maturi e non rischiosi e le IPO non stanno rispondendo, in termini di pricing, alle aspettative delle aziende. Gli altri operatori di capitali sui mercati si stanno concentrando sempre più in un numero ridotto di società. I grandi colossi farmaceutici continuano ad avere bisogno di rinforzare le loro pipeline acquisendo progetti promettenti, ma le recenti mega acquisizioni ed i tentativi di uscire da certe categorie terapeutiche hanno ridotto il numero dei potenziali compratori per le diverse attività biotech.
Le più grandi opportunità nel nuovo scenario saranno frutto della maggiore efficienza delle imprese: nuovi modi più efficienti di finanziare l’innovazione e generare profitto per gli investitori, migliori risultati per ogni dollaro speso nell’healthcare e una maggiore efficienza nella ricerca e sviluppo e nelle operation delle case farmaceutiche. Il report Beyond borders identifica cinque principi guida per le aziende del biotech che operano in questo nuovo scenario:
Evidenze principali per mercato
Stati Uniti
Europa
Canada / Australia
In Italia Secondo quanto emerge dallo studio BioInItaly Report 2010, curato da Ernst & Young e Assobiotec, in collaborazione con Farmindustria e ICE. L’industria biotecnologica italiana, sebbene partita in ritardo rispetto ai principali paesi europei, negli ultimi 10 anni è cresciuta rapidamente recuperando terreno e divenendo un player importante a livello internazionale con 319 imprese, 302 prodotti, 6.8 miliardi di euro di fatturato e oltre 50 mila addetti, di cui 5.800 impegnati in attività di ricerca e sviluppo.
Le principali evidenze che emergono dallo studio BioInItaly Report 2010:
"Proprio l'innovazione e la continua ricerca rappresentano l'imperativo per le innumerevoli sfide di business imposte dal mercato del biotech” ha dichiarato Antonio Irione, Advisory Life Sciences Leader di Ernst & Young in Italia, “Dal confronto tra i paesi, le riflessioni sul futuro di questo mercato e lo sviluppo di punti di vista sulle problematiche di business emergenti, è emerso un quadro confortante che ci fa notare quanto l'Italia sia attenta alle dinamiche di questo comparto. A dimostrarlo, un dato su tutti, è ad esempio il numero delle aziende italiane del Green Biotech (biotecnologie agro-alimentari) che supera quello di tutti gli altri paesi".
About Ernst & Young’s Global Life Sciences Center Ernst & Young’s Global Life Sciences Center brings together a worldwide team of professionals to help life sciences companies address their challenges at every stage of development. From the emerging biotech or medtech firm to the well-established, global pharmaceutical company, our industry teams bring deep experience in providing assurance, tax, transaction and advisory services. The Center works to anticipate market trends, identify implications and develop points of view on relevant industry issues. Whether it’s forming innovative alliances, improving operations, new regulations or exploring new markets, we can give you a clear perspective on how to drive value in an increasingly complex, competitive and risk-driven environment. It’s how Ernst & Young makes a difference. For more information, please visit www.ey.com/lifesciences or email globallifesciences.center@ey.com.
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