Comunicato stampa

  • Share

 

Gli asset dei fondi di Private Equity continuano a crescere, nonostante il difficile periodo economico

 

Nel 2008 i volumi dei disinvestimenti diminuiscono del 66%, e intanto la gestione del portafoglio pone nuove sfide

Milano, 14 settembre 2009 - Le maggiori aziende europee cedute nel 2008 da fondi di Private Equity (PE) hanno raggiunto straordinari livelli di crescita durante il periodo di partecipazione al capitale da parte dei fondi di Private Equity e hanno mostrato tassi di sviluppo in linea con quelli registrati dallo studio annuale di EY nei precedenti tre anni.

L'analisi, dal titolo "Challenges in a new world – how do private equity investors create value?",  ha coinvolto circa 300 delle più grandi realtà aziendali europee partecipate e in seguito dismesse da investitori in capitale di rischio negli ultimi quattro anni. Dallo studio emerge come, dal momento dell'acquisizione fino a quello della cessione, la crescita media annua della redditività sia stata pari al 15%, la crescita dell’occupazione pari al 5%, e il miglioramento della produttività pari al 9%. Inoltre, le performance medie registrate dalle imprese partecipate da fondi di PE si sono rivelate superiori a quelle di analoghe società quotate, anche dopo averle rettificate dell’effetto leva.

John Harley, Global Private Equity Leader di EY, ha commentato: “Grazie all’applicazione selettiva del proprio modello di partecipazione e all’adozione di iniziative mirate volte al miglioramento delle performance, il Private Equity è stato in grado di ottenere rendimenti superiori al mercato, e le principali società nei portafogli PE hanno benficiato di vantaggi considerevoli rispetto ai concorrenti”.

I risultati dello studio mostrano inoltre come il Private Equity abbia continuato a rivolgere il proprio impegno anche nei confronti delle aziende meno performanti. L’holding period medio da parte dei fondi di Private Equity in caso di investimenti problematici è stata di sette anni, periodo due volte superiore rispetto a quello degli altri investimenti: inoltre, nel 43% dei casi si è proceduto alla sostituzione del top management e nel 36% si è fatto ricorso a nuove immissioni di capitale.

Harley aggiunge: “Nonostante alcune imprese non abbiano raggiunto i rendimenti minimi attesi, non c’è evidenza di atteggiamenti di breve termine nei confronti degli investimenti problematici, visto che sia il Private Equity sia il management sono stati molto impegnati nel modificare le strategie, adottando nuove soluzioni mirate all'incremento degli utili e del cash flow di tali imprese”. 

Commentando lo scenario nazionale Umberto Nobile, Private Equity partner di EY Financial Business Advisors SpA, rileva che “lo studio mostra che il mercato italiano, caratterizzato da un numero molto ridotto di exit di grandi dimensioni nel 2008, riflette le caratteristiche e le tendenze riscontrate nei principali paesi europei. Tuttavia, i risultati dello studio mostrano che le società possedute da fondi di PE in Italia hanno avuto performance superiori alla media europea sia in termini di crescita degli utili (dove l’Italia con una crescita media del 17% è seconda solo al 21% della Germania), sia in termini di crescita della produttività (l’Italia è prima fra i paesi europei con una crescita media del 15%, e ben al di sopra della media continentale del 9%).”

“Naturalmente” continua Nobile, “gli operatori stanno attraversando un 2009 molto difficile con un mercato finanziario stagnante e la difficoltà oggettiva di raggiungere rendimenti soddisfacenti, anche in ragione dei prezzi molto alti pagati in passato. Tuttavia, nel corso delle nostre interviste, abbiamo potuto rilevare che una conoscenza approfondita del settore in cui si investe si è dimostrata un fattore chiave di successo, anche quando il disinvestimento è avvenuto in tempi difficili.”


Riduzione dei disinvestimenti

Rispetto al 2007, non sorprende che il 2008 sia stato caratterizzato da un calo del 66% dei disinvestimenti, passati dalle precedenti 89 operazioni alle 30 attuali; in calo anche l'Enterprise Value (EV) in entrata, che ha registrato una riduzione del 77% passando da €54mld a €12mld.

Harry Nicholson, Private Equity Partner di Ernst & Young LLP, osserva: “La diminuzione del numero e del valore dei disinvestimenti riflette il difficile contesto macro-economico, e il calo del valore può essere inoltre parzialmente attribuito alle difficoltà nella raccolta di capitale e all'assenza di IPO durante il 2008. Abitualmente, le IPO hanno rappresentato il 10-15% dei disinvestimenti e costituiscono una via di uscita fondamentale per le più grandi aziende di proprietà di Private Equity. In questo quadro, un numero considerevole di società di valore superiore a €1mld è rimasta nei portafogli dei fondi, mettendo il settore di fronte a una vera e propria sfida per gli anni a venire”.

In assenza di uscite mediante IPO da parte del Private Equity sullo scenario europeo nel 2008, e in presenza di corporate buyer solo nel 26% dei casi, la via di uscita principale è stata rappresentata da altri fondi di Private Equity, che hanno costituito il 74% degli acquirenti, nonostante la contrazione nel mercato del credito, con un incremento del 50% rispetto al 2005.

“E’ comunque interessante notare come anche i secondary buy-out abbiano avuto esiti positivi, e abbiano colto e sfruttato analogamente le opportunità di efficienza operativa e di crescita”, ha precisato Nicholson.

Prendere tempo

La diminuzione del numero di disinvestimenti nel 2008, letta insieme agli elevati rendimenti medi raggiunti, rafforza la visione in base alla quale i fondi di PE abbiano venduto nel corso dello stesso 2008 solamente società solide. Se un rendimento elevato non era certo, gli investitori hanno infatti optato per mantenere l'investimento. Considerando che il Private Equity ha mantenuto anche gli investimenti più problematici, risulta verosimile un aumento della pressione a ridurre le società in portafoglio per restituire il denaro agli investitori e realizzare nuovi investimenti.

“La crescente pressione economica nel 2009 determinerà probabilmente un calo nei tassi di crescita di utili e occupazione. Possiamo prevedere che alcuni Private Equity, specie quelli che vantano rendimenti solidi o addirittura già garantiti, decideranno di allontanarsi da alcuni degli investimenti più travagliati, e che per questi cercheranno attivamente delle vie di uscita.”,ha evidenziato Harley. “Se in effetti lo studio non ha rivelato nessun disinvestimento a seguito di  fallimento nel corso del 2008, la situazione risulta già modificata nel 2009 a causa del continuo declino economico ed è probabile che continui a deteriorare nel corso dell’anno”.

Finanziare il futuro

Harley ha infine concluso: “Stiamo già assistendo a segnali di miglioramento dei mercati e delle risorse finanziarie in alcune aree, unitamente a una pipeline di IPO di aziende partecipate da fondi di PE. Ciononostante è improbabile che la disponibilità di risorse finanziarie raggiunga i livelli degli ultimi anni. La verità è che se il settore del Private Equity non riuscirà a disinvestire o a creare solidi cash flow per ridurre i livelli di debito, si troverà a fronteggiare difficoltà a rifinanziare una quantità significativa del debito contratto e utilizzato per acquistare le società, che per la maggior parte giungerà a scadenza nel 2011-12.

“La presenza di una grande quantità di asset del valore di oltre €1mld significa che il Private Equity cercherà più che in passato di comprendere le leve che consentano di migliorare la performance delle società in portafoglio. Questo tipo di analisi costituirà la chiave per il successo, in quanto i fondi di Private Equity prepareranno le società a trarre vantaggio dal risveglio del mercato delle IPO e si focalizzeranno sulla 'exit readiness' per le realtà in portafoglio”.

 


EY 
EY è leader mondiale in assurance, tax, transaction e advisory service.
In tutto il mondo le nostre 135.000 persone sono unite da valori condivisi e da un impegno costantemente rivolto alla qualità. Facciamo la differenza aiutando le nostre persone, i nostri clienti e la nostra comunità di riferimento ad esprimere pienamente il proprio potenziale.
Per ulteriori informazioni su EY è possibile visitare: http://www.ey.com
“EY” indica l’organizzazione globale di cui fanno parte le Member Firm di Ernst & Young Global Limited, ciascuna delle quali è un’entità legale autonoma. Ernst & Young Global Limited, una “Private Company Limited by Guarantee” di diritto inglese, non presta servizi ai clienti.
Questo comunicato stampa è emesso da EYGM Limited, appartenente all’organizzazione globale EY che non fornisce alcun servizio ai clienti.

Per ulteriori informazioni stampa:
Pleon
Pietro Barrile (tel. 06 30260341 - 335.8324752)
Alice Fracassi (tel. 02 006629295)
email: team.ey@pleon.com
Web site: http://www.pleon.com