Dal Green Public Procurement al Sustainable Public Procurement

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L’Italia si è dotata degli strumenti normativi per procedere con lavori, servizi e forniture pubbliche «sostenibili».

L’Italia è stata di recente interessata da un processo di revisione delle disposizioni in materia di pubblici appalti. In ottemperanza alle Direttive UE e attraverso il D.Lgs. 50/2016 è stato difatti approvato il nuovo Codice degli appalti, che ha introdotto importanti novità in merito a responsabilità, modalità procedurali e compiti. Tra queste si evidenzia il ruolo, rafforzato, attribuito all’ANAC, cui è assegnata la vigilanza e il controllo sui contratti pubblici; inoltre si è proceduto con l’introduzione di sistemi specifici di qualificazione delle stazioni appaltanti, la semplificazione delle procedure sotto-soglia, una nuova disciplina delle commissioni di aggiudicazione e nuove norme per l’avvalimento. Tra le novità rilevanti si evidenzia, inoltre, la volontà del legislatore di porre massima attenzione sugli “appalti verdi”.

In particolare, in base all’art. 34 del nuovo Codice, le Stazioni Appaltanti dovranno necessariamente contribuire al conseguimento degli obiettivi ambientali previsti dal “Piano d’azione per la sostenibilità ambientale” dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione. Tale contributo si concretizza nell’inserimento, all’interno della documentazione progettuale e di gara, delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi adottati con Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare: le stesse stazioni appaltanti dovranno difatti prevedere nella documentazione di gara tali criteri in misura non inferiore a precise percentuali rispetto al valore complessivo dell'appalto, passando dal 62% per il 2017 al 100% previsto per il 2020.

Tali nuove disposizioni permetteranno, nel medio periodo, di generare degli impatti positivi per la PP.AA., sia in termini di riduzione dei consumi, energetici e non, che in quelli economici, nonché in termini di tutela ambientale, assicurando opere o servizi “green”.

Gli operatori economici dovranno altresì spingersi maggiormente nel proporre soluzioni sostenibili, onde evitare di perdere quote di mercato, proponendo lavori, servizi e/o forniture che tutelino l’ambiente e la società, indirettamente servita.

Oltre alle novità legate al nuovo Codice degli appalti sono stati poi approvati di recente alcuni Decreti (DM 24 dicembre 2015 e DM 24 maggio 2016) recanti disposizioni aggiuntive in materia di acquisti verdi; in particolare sono stati normati i criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici e per la gestione dei cantieri della Pubblica Amministrazione e i criteri ambientali minimi per le forniture di ausili per l’incontinenza. Inoltre sono stati definiti i punteggi premianti e l’incremento progressivo dell’applicazione dei criteri minimi ambientali negli appalti pubblici per determinate categorie di servizi e forniture.

Pertanto, anche il nostro Paese si appresta a cambiare velocemente rotta, dirigendosi verso modelli di consumo e di acquisto sostenibili, rispettosi dell’ambiente, attraverso meccanismi di Green Public Procurement.

Tale fenomeno è in atto già da alcuni anni, così come dimostrato dai dati ufficiali Consip, che evidenzia come nel corso degli ultimi anni, con l'obiettivo di ridurre l'impatto ambientale dei beni e servizi utilizzati dalle Amministrazioni, si sia moltiplicato il numero di iniziative verdi nel nostro Paese: a livello di “transato green” si è passati dal miliardo del 2010 ai quasi 4 miliardi del 2015, rivedendo nel tempo l’approccio, più orientato verso concetti di sostenibilità non soltanto ambientale, bensì anche sociale ed economica. Anche il nuovo Codice degli appalti pubblici prevede la possibilità di inserimento di apposite clausole sociali nei bandi, che necessariamente determineranno ricadute economiche, correlate, dirette e/o indirette sull’ambiente.

Inoltre, sempre secondo i dati Consip, al 2015 circa l’ 87% delle convenzioni attive e aggiudicate, l’83% degli Accordi Quadro attivi, il 76% delle iniziative su mercato elettronico e circa il 33% delle iniziative sullo SDA – Sistema Dinamico di Acquisto – hanno integrato criteri di sostenibilità, in forte crescita rispetto ai precedenti anni. Pertanto le novità normative previste lasciano ben sperare, in quanto potranno sicuramente creare quelle condizioni ottimali che permetterebbero di completare il processo di riconversione al “green”, prima dei tempi prestabiliti, garantendo altresì un coinvolgimento pieno di tutti gli operatori economici operanti in lavori, servizi e forniture di pubblica utilità. Una strategia di sostenibilità condivisa che assicurerà benefici all’intera collettività.

4 luglio 2016

Manuel Di Battista

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