Dalle Linee-guida G4 ai nuovi Standard GRI

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A ottobre 2016 sono stati pubblicati i nuovi Standard del Global Reporting Initiative, che dal 1 luglio 2018 sostituiranno definitivamente le Linee-guida G4 per la rendicontazione di sostenibilità.

Quali sono le principali differenze tra le Linee-guida G4 e i nuovi Standard?

I cambiamenti si possono raggruppare in due categorie: quelli nella forma e quelli nella sostanza.

Le differenze formali sono piuttosto significative. Per chi aveva già familiarità con le Linee-guida G4 l’impatto con i nuovi Standard può inizialmente essere stressante perché apparentemente sembra cambiato tutto, ma basta poco per prendere confidenza con la nuova forma e ritrovare l’orientamento. Vediamo di cosa si tratta.

L’impianto documentale, prima costituito da 2 volumi (“Reporting Principles and Standard Disclosures” e “Implementation Manual”) ora consta di ben 36 documenti, chiamati Standard, raggruppati in 4 serie (serie 100 per gli Standard universali, serie 200 per gli Standard economici, serie 300 per gli Standard ambientali e serie 400 per gli Standard sociali). Perché questo cambiamento? Perché questa struttura modulare consentirà al GRI un più frequente e semplice aggiornamento degli Sandard in futuro. Per esempio, se cambierà qualcosa a livello internazionale nelle modalità tipiche di classificazione o rendicontazione delle emissioni di CO2, il GRI potrà semplicemente e tempestivamente pubblicare una revisione dello Standard 305 relativo alle emissioni di CO2, senza dover riemettere tutto il corpo documentale.

La terminologia è stata rinnovata. Laddove prima si diceva “categorie”, “aspect” e “indicator” ora si dice “serie”, “topic” e “disclosure”.

E’ cambiato il formato usato per identificare gli indicatori (ora “disclosure”). Per esempio, l’indicatore EN15 nei nuovi Standard è la disclosure 305-1. Inoltre, alcuni indicatori – per la verità non molti – sono stati modificati, accorpati o esplosi.

E’ indicato in modo più chiaro, anche attraverso espedienti grafici, ciò che è necessario rendicontare (i “requirements”, riconoscibili dall’uso del verbo “shall”) e ciò che è facoltativo (le “recommendations”,  riconoscibili dall’uso del verbo “should”). Presumibilmente questa maggiore chiarezza indurrà le organizzazioni ad un maggiore sforzo nel reperimento delle informazioni e dei dati da rendicontare, anche perché gli auditor eventualmente incaricati di verificare il Rapporto di Sostenibilità saranno probabilmente un po’ più severi che in passato.

Per quanto attiene, invece, ai cambiamenti nella sostanza, riteniamo che i principali siano i seguenti.

  • E’ ora possibile usare anche singoli Standard o addirittura parti di Standard per pubblicare dei documenti diversi da un Rapporto di Sostenibilità, ma comunque basati sugli Standard del GRI. Non che prima fosse vietato, ma ora è codificata esplicitamente questa possibilità, che è utile, per esempio, per gli enti di interesse pubblico tenuti a pubblicare un documento di rendicontazione non finanziaria in conformità alla cosiddetta Direttiva Barnier (che il nostro ordinamento ha recepito con il D. Lgs. 254/2016).
  • I Rapporti di Sostenibilità possono non contenere tutte le informazioni in un unico documento: possono cioè contenere dei riferimenti ad altri documenti. Questa novità, se da un lato va incontro all’esigenza delle organizzazioni di ottimizzare le pubblicazioni prodotte per finalità diverse, che spesso in effetti hanno delle sovrapposizioni, dall’altro, in caso di abuso, potrebbe minare la leggibilità del Rapporto di Sostenibilità, per cui sembra opportuno avvalersi di questa opzione con misura.
  • I 10 Reporting Principles ora sono chiaramente obbligatori, cioè è specificato che è necessario adottarli (prima questo non era altrettanto esplicito, tanto è vero che nelle Linee-guida G4 si usava il verbo «should», ora si usa «shall»).
  • Il “Management approach” e l’informativa sui “Boundaries” in base ai nuovi Standard devono essere più approfonditi e sono richiesti anche per i temi “materiali” non codificati dagli Standard GRI (che ora, tra l’altro, vanno inclusi nel GRI Content Index).
  • Utilizzare gli Standard di Settore, anche laddove disponibili, non è più un obbligo, è una possibilità consigliata. Perché? La mia personale spiegazione di questa novità è che col passaggio ai nuovi Standard il GRI vuole rimarcare ancora di più la centralità del principio della materialità, passando da un approccio prescrittivo (quello delle vecchie Linee-guida 3.x) ad uno più responsabilizzante, per cui sta all’organizzazione decidere cosa rendicontare, tenendo conto di ciò che è importante per sé e per i propri stakeholder.
  • Ogni volta che si utilizzano gli Standard, sia per la redazione di Rapporti di Sostenibilità, sia per altri tipi di documenti, è necessario comunicarlo al GRI. Perché? Sono forse previste “sanzioni” di qualche genere se il GRI rileva un uso inappropriato degli Standard? Nulla di tutto ciò: il GRI non entra nel merito dei contenuti dei singoli documenti e non ha, per cultura, un approccio sanzionatorio. E’ una raccolta dati che sarà utile per migliorare le prossime edizioni degli Standard.

Dopo aver letto queste considerazioni, a qualcuno potrebbe tornare alla mente la famosa citazione de Il Gattopardo “cambiare tutto per non cambiare niente”, ma non penso che sia una lettura del tutto corretta. I cambiamenti sono forse meno radicali di quello che sembra a prima vista, questo è vero; tuttavia il miglioramento è fatto di piccoli passi e a volte, per migliorare la sostanza, occorre cambiare anche la forma.

5 giugno 2017

Simona Rossano

 

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