Gli investimenti socialmente responsabili (SRI) delle casse di previdenza

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L’Italia è in ritardo rispetto ai fondi pensione europei, i veri protagonisti del mercato SRI.  Emerge tuttavia una tendenza alla creazione di valore attraverso l’Impact investing.

Gli investimenti socialmente responsabili (SRI) cioè quelli effettuati da qualsiasi investitore che integri considerazioni di ordine ambientale, sociale o etico  nel processo decisionale di scelta o di mantenimento di un investimento, sono sempre più presenti sulle piazze borsistiche mondiali.

Uno studio Eurosif effettuato su 169 fondi pensione Europei ha fatto emergere che già nel 2011 il 56% si era dotato di una politica per gli investimenti socialmente responsabili.

Lo stesso trend non si rileva oggi in Italia dove l’apertura degli investitori previdenziali all’integrazione di valutazioni, ambientali sociali e afferenti alla corporate governance (i cosiddetti fattori ESG) stenta a manifestarsi nonostante l’avversione al rischio e la visione di lungo periodo ben si coniugano con le logiche di questo approccio all’investimento.

E’ quanto emerge dall’indagine condotta nel 2015 da Mefop (società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensione) e Forum per la finanza sostenibile sulle prime 50 forme previdenziali italiane per patrimonio gestito.

Eppure le sole casse di previdenza dei professionisti avrebbero un grande potere di influenzare il mercato, basti pensare che gestiscono sia direttamente che indirettamente, con mandato a gestori esterni specializzati, ben 57,9 miliardi di euro: i risparmi previdenziali di 626 mila professionisti Italiani iscritti.

Cosa potrebbero fare allora le casse di previdenza e più in generale gli investitori previdenziali per promuovere la finanza sostenibile e responsabile?

Esistono diverse strategie tra loro integrabili, alcune delle quali non hanno un impatto sull’allocazione degli investimenti nè richiedono un cambiamento del portfolio:

  • engagement, il processo attraverso il quale l’investitore avvia un dialogo strutturato per promuovere l’adozione di buone pratiche di sostenibilità con il management dell’impresa partecipata o con la società di gestione del risparmio cui affida gli investimenti
  • azionariato attivo (hard engagement) che si concretizza invece con l’esercizio dei diritti connessi alla proprietà, come il diritto di voto sui punti all’ordine del giorno delle assemblee degli azionisti e la presentazione di mozioni. Ne è un esempio l’intervento di Etica Sgr all’assemblea annuale degli azionisti 2015 di Campari, che ha richiesto all’azienda di assumere un impegno concreto per la definizione di una politica ambientale e di aderire al questionario Water (un tema estremamente materiale per l’azienda) promosso dal Carbon Disclosure Project

C’è poi la possibilità di escludere dall’universo investibile determinati settori industriali, società controverse o di Stati considerati a rischio di violazione dei diritti umani e dell’ambiente, che rappresenta ancora oggi l’approccio SRI più diffuso sebbene produca un valore aggiunto limitato nella diffusione della responsabilità sociale d’ impresa negli investimenti.

L’approccio best in class affermatosi con la nascita di agenzie specializzate nel rating di etico delle società quotate in borsa consiste invece nello scegliere di investire in titoli che si distinguono per le politiche e le buone performance di sostenibilità.

Un ultimo approccio, il più recente e innovativo è l’impact investing. Si tratta di investimenti che hanno l’obiettivo di produrre un ritorno economico generando allo stesso tempo impatti sociali e ambientali misurabili rispetto ad una tesi di investimento definita a monte, monitorata e misurata costantemente.

Negli ultimi anni in Italia alcune casse previdenziali hanno iniziato ad effettuare investimenti ad impatto sociale “mission related” che supportano il mondo delle  professioni attraverso e interi settori del paese come ad esempio quello sanitario.

Questo approccio è tra i più interessanti perché si configura come una possibile risposta alle sfide che la società attuale si trova a fronteggiare e che spesso il welfare state non è in grado di affrontare da solo.

In Italia l’Advisory Board del SIIT (Social Impact Investment Taskforce) sta lavorando su questo tema, entrato anche nell’agenda del G8, al fine di mappare le buone pratiche e le criticità a livello nazionale.

Lo sviluppo del mercato dell’impact investing a livello mondiale sembra essere strettamente correlato alla progressiva affermazione di quattro megatrend :

  • il mercato BoP (Base of the Pyramid) da 5 trilioni di USD
  • il segmento globale dei consumatori critici da 546 miliardi di USD
  • la crescita “verde”
  • l’ascesa dell’economia circolare

che stanno creando nuove opportunità di mercato che combinano profitto ed impatto.

Andrea Zamagna

19 febbraio 2016

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