Casa-lavoro in bici: l’infortunio sarà risarcito

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Il collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016 stabilisce che gli infortuni in bicicletta  negli spostamenti casa-lavoro saranno sempre riconosciuti dall’INAIL come infortuni in itinere.

I ciclisti italiani hanno trovato sotto l’albero di Natale un regalo atteso da tempo: la sostanziale equiparazione della biciletta al mezzo pubblico per quanto riguarda la possibilità di indennizzo di un infortunio in itinere, cioè avvenuto durante uno spostamento casa-lavoro.

La novità è stata introdotta con il collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016, recante “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”.

Un tale provvedimento era atteso da anni da parte degli amanti delle due ruote e degli ambientalisti.

In precedenza, infatti, in caso di infortunio durante uno spostamento casa-lavoro in bicicletta, l’INAIL risarciva il danno se l'incidente avveniva su una pista ciclabile (o altra zona protetta), condizione, tuttavia, alquanto improbabile, data la non capillare diffusione di ambiti protetti e piste ciclabili sul territorio nazionale; se, invece, l'incidente avveniva in carreggiata, il ciclista doveva dimostrare che l'uso della bici era "necessitato" per assenza o insufficienza di mezzi di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto.

Ciò in ossequio alla ratio, confermata anche da una sentenza della Suprema Corte di Cassazione (Sez. Lav., 18.05.2012, n. 7970), di non indennizzare i danni derivanti da una maggiore esposizione al rischio per la libera scelta di chi preferiva un mezzo privato ai mezzi pubblici.

Le proteste dei ciclisti e degli ambientalisti, soprattutto negli ultimi anni, si sono rafforzate, anche attraverso specifiche campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, ed hanno sottolineato in particolare l’anomalia delle vigenti disposizioni, tanto più considerando l’importanza delle ricadute ambientali e sociali positive derivanti dalla scelta di recarsi al lavoro in bici invece che con i mezzi a motore: minore congestione del traffico, minore inquinamento atmosferico ed emissioni di CO2, minore livello di rischio generale per gli utenti della strada, minore stress, maggiore attività fisica.

Proprio in forza dei benefici ambientali legati all’uso della bici, si è avuta, infine, la svolta nel dicembre 2015.

Il collegato ambientale alla Legge di Stabilità 2016, infatti, all’art. 5 comma 4, modificando il T.U. in materia di assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (D.P.R. n. 1124/1965), stabilisce che l’uso del velocipede “deve, per i positivi riflessi ambientali, intendersi sempre necessitato”; di conseguenza, un eventuale infortunio avvenuto a seguito dell’uso della bicicletta nel percorso casa-lavoro sarà sempre configurabile come infortunio in itinere e perciò indennizzabile da parte dell’INAIL.

In base al Rapporto 2014 dell’ISFORT sulla domanda di mobilità degli italiani, la bicicletta è il mezzo di trasporto più amato e il suo utilizzo è in leggero aumento in tutto il Paese. Tuttavia i dati mostrano che solo il 2,5% degli spostamenti per lavoro avviene in bicicletta, un mezzo finora utilizzato prevalentemente nel tempo libero e per la gestione familiare .

EY ha un’esperienza ormai consolidata  in tema di Mobility Management per valorizzare le scelte aziendali nel campo della mobilità sostenibile. Negli ultimi anni ci è capitato più volte di riscontrare delle esitazioni nella promozione dell’uso della bici dovute proprio alla normativa vigente sul risarcimento degli infortuni in itinere.

Il nostro auspicio è che questa novità, rimuovendo i motivi di perplessità delle aziende, le incoraggi a promuovere con maggior decisione la mobilità dolce negli spostamenti casa-lavoro, incrementando le iniziative in tal senso, che, in base alla nostra esperienza, sono generalmente molto apprezzate da parte del personale. 

10 marzo 2016

Simona Rossano

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