Novità ambientali: da quelle volontarie a quelle cogenti

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Le novità che le imprese si trovano ad affrontare in materia di gestione ambientale, sia sotto l’aspetto gestionale, sia sotto il profilo delle norme vigenti.

Il 2015 è stato un anno particolarmente ricco di novità in materia di gestione ambientale per le imprese italiane, sia sotto l’aspetto della normativa cogente, sia di quella volontaria.

La Legge 22 maggio 2015, n. 68 “Disposizioni in materia di delitti contro l’ambiente” ha comportato importanti novità legislative quali modifiche al Testo Unico Ambientale e l’introduzione nel Codice Penale del Titolo VI-bis dedicato ai delitti conto l’ambiente, quali ad esempio i delitti di inquinamento ambientale, disastro ambientale e omessa bonifica, recependo in tal modo la volontà del legislatore europeo (Direttiva 2008/99/CE) di utilizzare il diritto penale quale strumento per tutelare l’ambiente in modo più efficace. La legge 68/2015 ha, inoltre, ampliato l’elenco delle fattispecie di reato rilevanti ai fini della responsabilità amministrativa degli Enti e dei loro vertici (D.Lgs. 231/01).

L’altra importante novità che ha caratterizzato il 2015 è stata la pubblicazione della revisione della norma internazionale per i Sistemi di Gestione Ambientale (SGA), la UNI EN ISO 14001:2015, che ha introdotto concetti innovativi rispetto alla precedente versione, come, ad esempio, i concetti di rischio (definito quale “effetto dell’incertezza”), di prospettiva di ciclo di vita e di analisi del contesto, intesi come quei fattori, interni ed esterni, che influenzano la sua capacità dell’azienda di conseguire i risultati attesi nell’ambito del SGA.

Le aziende si trovano, dunque, a dover gestire le tematiche ambientali in maniera diversa rispetto al passato e ad operare in un contesto nuovo, caratterizzato, da una parte, dalla volontà del legislatore di punire fattispecie di reato la cui commissione comporta un evento dannoso per l’ambiente, non solo catastrofi legate a grossi incendi o esplosioni ma anche ad esempio aspetti ambientali non adeguatamente monitorati e gestiti, come perdite/sversamenti sul suolo protratte nel tempo per carenza di controlli sui serbatoi interrati. Dall’altra parte, dall’impegno che deve assumersi la leadership aziendale (nel caso di adozione di un SGA certificato o comunque aderente alla norma 14001:2015) di integrare i requisiti del sistema nei processi di business dell’organizzazione. Per taluni business in modo particolare, tradizionalmente più impattanti da un punto di vista ambientale (come nel caso delle attività che hanno a che fare con carburanti e altre sostanze pericolose, ma anche al mondo dell’agricoltura e ai relativi possibili impatti sulla biodiversità agraria esplicitamente richiamata nella definizione di inquinamento ambientale ex art. 452-bis del CP, Titolo VI-bis sopra richiamato) diventa dunque strategico, anche in termini di business continuity, effettuare un risk assessment approfondito, in grado di identificare i rischi ambientali ai quali si accompagnano possibili implicazioni economiche, reputazionali, etc., e un conseguente risk management strutturato, “sponsorizzato” in primis dal top management aziendale, date le possibili implicazioni sul business stesso dell’organizzazione.

Le novità relative ai concetti di valutazione del rischio ambientale, di analisi del contesto e di leadership possono essere un valido supporto per le imprese per dare alla gestione ambientale una valenza sempre più significativa, prevenire il rischio di cagionare compromissioni all’ambiente e tutelare l’ambiente nella sua accezione più ampia. A livello operativo, inoltre, la High Level Structure, la nuova struttura omogenea e trasversale ai diversi sistemi di gestione prevista dall’ISO consentirà di creare quante più possibili sinergie, minori costi e maggiore integrazione con i processi aziendali.

Nuovi reati, concetti e approcci in materia di gestione ambientale: tutti aspetti che necessitano di una profonda riflessione da parte delle imprese e che al contempo offrono nuove opportunità, come ogni momento di discontinuità. La sfida sta oggi nel saper cogliere questi stimoli e farli diventare occasione di miglioramento, per l’ambiente così come per l’organizzazione. 

13 aprile 2016

Sara Resi

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