Sostenibilità e valore: dal valore economico dell’azienda allo shared value

  • Share

La considerazione che la Sostenibilità e, ancor prima, la CSR non siano state, e non siano tutt’ora, delle mode temporanee o azioni di puro “estetismo” aziendale è stata condivisa già da qualche anno; e la ragione è da ricondurre prevalentemente ai vantaggi che in varie forme le aziende stesse avevano ed hanno conseguito nella loro operatività nell’”abbracciare” i principi che tali approcci alla gestione aziendale prevedono.

Vantaggi che, come è noto, sono riconducibili a varie tipologie di risultati esprimibili in termini di reputazione, posizionamento sul mercato, economici, ecc. In tale contesto lo sviluppo di metodologie di valutazione che consentissero la misurazione in termini quantitativi, ovviamente, del contributo fornito da tali pratiche alla solidità dell’azienda, o più precisamente, alla crescita del valore economico delle stesse hanno certamente rappresentato un contributo utile allo sviluppo delle pratiche stesse.

In questo senso la metodologia VSP (Value Vs Social Performances) sviluppata oltre 10 anni fa dai componenti dell’attuale Team Sustainability di EY, così come anche altri approcci similari, hanno fornito in alcune occasioni un utile contributo alla consapevolezza che tali pratiche di CSR, prima, e di Sostenibilità, più recentemente, fossero concretamente funzionali allo sviluppo strategico delle aziende e ad un duraturo e solido posizionamento sul mercato. D’altro canto va parimenti ammesso che tali approcci e visioni sono state poco più che poche gocce d’acqua in un oceano in quanto la pratica ventennale su queste tematiche ha mostrato, soprattutto all’inizio, che approcci alla sostenibilità si sono man mano diffusi per fattori che poco hanno avuto a che fare con l’impatto sul valore aziendale o, quanto meno, con considerazioni riconducibili a questo fattore; ma, al contrario, a pressioni derivanti dal mercato, comparazione con aziende concorrenti, particolare sensibilità “di pancia” di imprenditori illuminati e quanto altro.

Nel contempo le esigenze delle aziende, e soprattutto del contesto socio-economico in cui le stesse sono andate ad operare, si sono evolute e sono andate a ricercare la legittimità economica degli approcci alla sostenibilità non più nel valore che questi potevano generare per le aziende ma, oltre a questo, anche al valore per il territorio in cui le stesse sono andate a posizionarsi; il cosiddetto valore condiviso, meglio noto come “shared value”; la forza di questa evoluzione, peraltro supportata da autorevoli studi svolti negli ultimi anni da Michael Porter alla Harvard Business School, appare ben più solida e diffusa di quella riferibile al solo valore economico delle aziende che sviluppano approccio sostenibili. La portata di questa evoluzione è tale per cui, già contestualmente allo sviluppo di metodologie di misurazione del valore, molte aziende di livello internazionale hanno iniziato ad “abbracciare” questa filosofia di gestione arrivando anche a modificare, in alcuni casi, il loro modello di business, ossia a rivedere i loro prodotti/servizi, ad inserirne di nuovi e ad eliminarne degli altri. Risultato di questo ripensamento strategico è stato per molte aziende estremamente positivo e conveniente, almeno a guardare l’evoluzione delle loro quotazioni di borsa sia in termini assoluti sia rispetto ai loro competitor.

Relativamente alle metodologie di misurazione di questo valore condiviso, in Italia si stanno muovendo i primi passi che stanno privilegiando l’utilizzo di parametri economici a livello, in particolare, di risultati economici intermedi, quali l’Ebitda, da scomporre in relazione alle politiche e conseguenti azioni su cui l’azienda ha deciso di declinare operativamente il suo approccio sostenibilità o, meglio, attraverso cui la stessa ha integrato la sostenibilità stessa nel proprio core business.

24 maggio 2017

Ti è piaciuto questo articolo? Iscriviti alla newsletter per conoscere le prossime pubblicazioni.

 

EY - Map Milano ×

 

EY - Map Roma ×