2 Tempo di lettura 23 apr 2021
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Ripartenza post Covid: la resilienza delle aziende italiane

Da EY Italy

Multidisciplinary professional services organization

2 Tempo di lettura 23 apr 2021
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Investimenti, fusioni e acquisizioni sono le strade principali per tornare ai livelli di redditività del 2019

L'impatto della pandemia di Covid-19 è stato devastante. Non solo a livello di vittime e restrizioni di ogni genere sulle nostre vite quotidiane. Sul piano economico si sta manifestando un danno di portata globale che sta portando conseguenze evidenti sul bilancio delle aziende. Quale sarà il futuro per le aziende italiane e straniere nel post Covid? Interessanti indicazioni emergono dalla 23° edizione del survey EY Capital Confidence Barometer condotta su 2.400 CEO e vertici aziendali di 52 diversi paesi. Prima di tutto e nonostante tutto, aleggia una moderata positività. Il 91% dei vertici aziendali del nostro Paese infatti si attende di tornare ai livelli di redditività pre-pandemia entro il 2022, mentre il 67% stima di tornare entro lo stesso anno al medesimo livello di redditività del 2019.  E questo nonostante la più grande emergenza sanitaria dal dopoguerra abbia lasciato segni profondi sul bilancio delle aziende. In questo senso solo il 16% ha dichiarato di non aver subito impatto sui ricavi e appena il 7% sulla redditività del 2020.

Italia vs. Mondo

Se è vero che la pandemia è un fenomeno globale e altrettanto vero che non tutti i paesi e le aziende stanno affrontando la situazione allo stesso modo. Giocare in difesa, o fare catenaccio, per usare un termine calcistico, sembra essere la caratteristica predominante delle realtà aziendali italiane per gestire il periodo di crisi. In sostanza, la resilienza attuata da molte aziende per affrontare la gestione dell'emergenza non di rado corrisponde a una sorta di sottostima degli effetti, specie a medio-lungo termine, sul proprio modello di business. Una scelta funzionale alla sopravvivenza nell'attuale contesto, ma che potrebbe aumentare l'incertezza del domani una volta tornati alla normalità. Agire in maniera poco lungimirante, considerando solo marginalmente gli effetti a lungo termine (14% degli intervistati italiani contro il 22% a livello globale), potrebbe avere effetti deleteri per il futuro. Si spiegano così i minori investimenti in tecnologia per la transizione digitale (12% in Italia contro 19% nel mondo) e in risorse umane con processi di formazione (8% contro 16%).

L'approccio conservativo italiano come reazione alla crisi legata al Covid-19 non ha però escluso una generale maggiore attenzione rispetto al passato a temi come le opportunità legate alla trasformazione digitale, alll'innovazione di prodotti e servizi, alla condivisione con i propri clienti, la comunità e la società di principi e valori. Nel complesso il survey evidenzia come le strategie delle aziende italiane siano fortemente incentrate sul recupero in termini di efficienza operativa e redditività. Le principali trasformazioni aziendali attualmente in corso hanno come obiettivi principali la riduzione dei costi operativi (32%) e la creazione di modelli più efficienti (21%) e più flessibili (19%).

Rischi aziendali. Non solo Covid

A dimostrazione della capacità di resilienza delle aziende italiane sta la percezione che la pandemia possa non esaurirsi a breve, un rischio percepito in misura molto minore rispetto al sentiment globale (15% contro 29%). Quasi sullo stesso piano, per esempio, sono percepiti i rischi legati ai cambiamenti climatici e alla concorrenza di player tech e tecnologie disruptive. Questo però significa che tra i manager del nostro Paese aleggia spesso un senso di debolezza strutturale e competitività inferiore.

M&A: un approccio conservativo

Una delle chiavi di interpretazione per accelerare la ripresa è quella di un'analisi approfondita del proprio portafoglio che preveda anche la cessione di asset non più performanti. L'approccio riflessivo del panorama aziendale italiano si dimostra anche in questo caso: solo il 35% di CEO e manager aziendali intervistati in Italia si dichiara deciso ad attività di Merger & Acquisition nei prossimi 12 mesi, contro il 49% a livello globale. Un dato che si riduce rispettivamente al 26% (Italia) 43% (global) per acquisizioni di competitors per ampliare quote di mercato. L'incertezza della situazione ha giocato ancora una volta sulla tendenza conservativa delle aziende, specie considerando che il tessuto imprenditoriale italiano è costituito principalmente da PMI.

Settori e paesi più interessanti dove investire

Che l'M&A possa essere una strategia vincente specie in questo particolare momento storico lo si evince dal fatto che a livello globale le transazioni nella seconda metà del 2020 hanno registrato il livello più elevato. Un trend in crescita anche in Italia. Il Vecchio Continente pur con le sue tante sfaccettature risulta ad oggi il più appetibile per le acquisizioni aziendali. Ma nella top 5 dei paesi non troviamo l'Italia. Al fine di raggiungere una crescita sostenibile sul medio periodo, le aziende italiane, in particolare di dimensione medio-grande, stanno perseguendo acquisizioni e partnership con player che abbiano un consolidato posizionamento competitivo all’estero, in ottica di diversificazione degli end market. I principali Paesi di acquisizione sono quelli tradizionali di partnership commerciale nell’area europea. In primis, secondo gli intervistati, emergono Germania, Francia, Spagna e Svezia. Delle aziende italiane intenzionate a perseguire una strategia di crescita inorganica, oltre la metà dichiara di focalizzare la propria attenzione in particolar modo su target esteri. A livello di settori, quelli di maggiore attrattiva in cui effettuare investimenti risultano essere Consumer Goods, in primis Agrifood, Tech, Life Science e servizi finanziari.

Conclusioni. Possibili scenari

Trasformazione digitale, creazione di universi valoriali condivisi, innovazione di prodotti e servizi risultano essere alcuni dei concetti cardine su cui puntare per affrontare l'immediato futuro. Appare sempre più chiaro che per poter resistere alle sfide future ed essere competiviti, anche dopo la fine della pandemia in corso, le aziende italiane debbano puntare anche su processi di aggregazione aziendale, che appaiono sempre più cruciali per perseguire obiettivi di sostenibilità, innovazione e sviluppo a lungo termine.

EY Capital Confidence Barometer

Dopo aver affrontato una crisi senza precedenti, molte aziende italiane stanno ripensando le strategie di investimento e di M&A in particolare per recuperare in termini di efficienza operativa e marginalità.

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Summary

Dopo aver affrontato una crisi senza precedenti, molte aziende italiane in vari comparti stanno riposizionando le proprie operations, la loro offerta di prodotti e servizi e i canali di vendita e relazione con i clienti, ripensando le strategie di investimento e di M&A in particolare per recuperare in termini di efficienza operativa e marginalità.