M&A: il consolidamento come leva della competitività
Il mercato delle fusioni e acquisizioni continua a rappresentare uno dei principali indicatori della fiducia degli investitori. Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono state annunciate 700 operazioni di M&A, in aumento del 18% rispetto alle 595 registrate nello stesso periodo dell'anno precedente, per un controvalore complessivo di 25,3 miliardi di euro (+35%). L'industria manifatturiera resta il comparto più dinamico, seguita da tecnologia, beni di consumo e servizi, confermando la ricerca di asset capaci di sostenere percorsi di crescita e trasformazione.
Il quadro internazionale rafforza ulteriormente questa lettura. A livello globale il valore delle operazioni annunciate ha raggiunto i 3.000 miliardi di dollari, il miglior primo semestre mai registrato, con una crescita del 42% rispetto al 2025 e del 114% rispetto alla media storica. A trainare il mercato sono soprattutto i grandi deal e le acquisizioni legate all'intelligenza artificiale, mentre gli Stati Uniti concentrano oltre il 60% del valore complessivo delle operazioni. Il messaggio che emerge è chiaro: l'M&A rappresenta sempre di più una leva strategica per acquisire competenze, tecnologie, capacità digitali e nuovi modelli di business.
Private Equity: più selezione, più valore industriale
Il Private Equity consolida il proprio ruolo nel processo di evoluzione del sistema imprenditoriale italiano. Nel primo semestre dell'anno i fondi hanno partecipato a circa 330 operazioni su target italiane, per un valore complessivo di 7,9 miliardi di euro, rappresentando il 47% degli acquirenti presenti sul mercato. Al di là dei volumi, è la natura delle operazioni a raccontare il cambiamento. In un contesto più prudente, i fondi privilegiano strategie di consolidamento attraverso operazioni add-on realizzate dalle società già presenti in portafoglio, che rappresentano il 56% delle transazioni.
Il modello di creazione di valore evolve così dall'acquisizione di nuove partecipazioni allo sviluppo industriale delle piattaforme esistenti. L'obiettivo diventa rafforzare il posizionamento competitivo delle aziende, integrare competenze e generare economie di scala, confermando il ruolo del Private Equity come acceleratore della trasformazione industriale.
Venture Capital: meno operazioni, investimenti più consistenti
Anche il Venture Capital italiano mostra segnali di maturazione. Nel primo semestre 2026 gli investimenti hanno raggiunto 673 milioni di euro, in crescita del 47% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il numero delle operazioni è diminuito da 132 a 104. La contrazione del numero di deal non rappresenta un rallentamento dell'ecosistema, bensì un cambiamento nella qualità degli investimenti. Il ticket medio è quasi raddoppiato, passando da circa 3,5 a 6,5 milioni di euro, mentre i principali round del semestre concentrano oltre il 40% del capitale raccolto.
Il mercato premia quindi startup e scale-up capaci di dimostrare solidità del modello di business, capacità di execution e prospettive di crescita internazionale. Un'evoluzione sostenuta sia dall'aumento degli investimenti istituzionali sia dalle recenti innovazioni normative che favoriscono l'afflusso di capitali verso questa asset class. Pur mantenendo dimensioni inferiori rispetto ai principali ecosistemi europei, il Venture Capital italiano appare oggi più selettivo, più strutturato e sempre più attrattivo anche per gli investitori internazionali.
Real Estate: il peso crescente degli asset alternativi
Il mercato immobiliare conferma il percorso di recupero degli ultimi anni. Nel primo semestre 2026 gli investimenti hanno raggiunto 7,2 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L'elemento di maggiore discontinuità riguarda però la composizione del mercato. Gli asset alternativi – logistica, hospitality, living e infrastrutture operative – rappresentano ormai circa il 60% degli investimenti complessivi. Il settore si sta progressivamente spostando da una logica prevalentemente patrimoniale verso modelli platform-based, nei quali la capacità di gestione operativa, sviluppo industriale e aggregazione degli asset diventa il principale motore di creazione di valore.
Data Center: la nuova infrastruttura dell'economia digitale
Tra i fenomeni destinati a incidere maggiormente sulla competitività del Paese emerge quello dei Data Center. L'espansione dell'intelligenza artificiale, del cloud computing, della digitalizzazione e delle esigenze di sovranità tecnologica sta trasformando queste infrastrutture in una delle principali destinazioni degli investimenti globali. In Italia sono oggi in sviluppo progetti per oltre 300 MW di capacità installata, ai quali si aggiunge una pipeline stimata di ulteriori 1.600 MW. Gli investimenti previsti raggiungono circa 25 miliardi di euro entro il 2028. La Lombardia si conferma il principale polo nazionale, concentrando oltre il 60% della capacità installata e rafforzando il ruolo di Milano come hub strategico delle infrastrutture digitali italiane.
Asset illiquidi: un mercato più maturo per la creazione di valore
Prosegue anche il processo di maturazione del mercato degli asset illiquidi. Lo stock di crediti deteriorati nei bilanci bancari si è ridotto di circa 85 miliardi di euro rispetto ai livelli massimi del precedente ciclo economico, mentre il rapporto tra NPL e impieghi si mantiene intorno al 2-3%, in linea con i principali mercati europei. La trasformazione, tuttavia, va oltre il semplice miglioramento degli indicatori. Il rischio si è progressivamente spostato dagli istituti bancari verso investitori, servicer e piattaforme specializzate, dando vita a un mercato sempre più orientato alla gestione industriale degli asset. In questo nuovo contesto, la capacità di integrare competenze finanziarie, operative e legali diventa il principale fattore competitivo, mentre selettività ed execution rappresentano le leve decisive per generare valore.
Rendere strutturale il cambiamento
L'EY-Parthenon Bulletin restituisce l'immagine di un Paese che continua ad attrarre capitali e che dimostra una crescente propensione a investire nella trasformazione industriale, nell'innovazione tecnologica e nelle infrastrutture del futuro. La vivacità di M&A, Private Equity, Venture Capital, Real Estate e Data Center conferma che il mercato italiano possiede competenze, imprese e opportunità capaci di generare interesse da parte degli investitori.
Il vero banco di prova, tuttavia, sarà la capacità di trasformare questa fase in crescita strutturale. Migliorare la produttività, accelerare la diffusione delle competenze digitali, ridurre il costo dell'energia e sostenere l'adozione delle nuove tecnologie sono passaggi indispensabili per consolidare la competitività del sistema economico.