Dagli investimenti alla crescita: la sfida che attende il Paese

L'EY-Parthenon Bulletin evidenzia un mercato in espansione nel primo semestre 2026. M&A, Private Equity, Venture Capital e Data Center guidano la trasformazione, ma la sfida è convertire questa dinamica in crescita strutturale e duratura.

L'incertezza geopolitica, le tensioni commerciali e un quadro regolatorio ancora in evoluzione continuano a rallentare l'economia globale, senza tuttavia determinarne una vera inversione di ciclo. In questo scenario, l'Italia mostra una capacità di tenuta superiore a quella che viene generalmente attribuita al Paese. Secondo le stime dell'EY-Parthenon Bulletin - il progetto con cadenza trimestrale di EY che analizza elementi di Strategy, Transactions e Transformations con cui si confrontano aziende, investitori e istituzioni - il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,6% nel 2026, sostenuto principalmente da consumi e investimenti, mentre l'Europa si attesterebbe intorno allo 0,8%[1].

Il dato più significativo riguarda però il clima di fiducia che emerge dal mondo imprenditoriale. Il più recente EY-Parthenon CEO Outlook evidenzia come il 74% dei CEO italiani preveda di realizzare operazioni di M&A nei prossimi mesi, una quota superiore sia alla media europea sia a quella globale, nonostante il 66% indichi l’instabilità internazionale come fattore di rischio. Allo stesso tempo, il 68% dei manager dichiara di voler incrementare gli investimenti in intelligenza artificiale, ormai considerata un fattore strutturale di competitività.

In questo scenario si inseriscono i risultati del primo semestre 2026. Dalle acquisizioni al Private Equity, dal Venture Capital alle infrastrutture digitali, emerge un mercato che continua a investire nella trasformazione delle imprese, nell'innovazione e nella crescita dimensionale. Una dinamica che conferma la capacità di reazione del sistema produttivo italiano, ma che richiama anche la necessità di affrontare alcuni limiti strutturali – produttività, competenze, costo dell'energia e velocità di adozione delle tecnologie – che continuano a frenare il potenziale di sviluppo del Paese.

EY Parthenon Bulletin #6


Tra il 2020 e il 2025 l’economia italiana ha mostrato una capacità di recupero superiore a quella spesso rappresentata nel dibattito pubblico: il PIL nominale è cresciuto del 36%, superando Germania e Francia, mentre il PIL reale pro capite ha registrato, secondo le nostre stime, un incremento compreso tra il 10% e l’11%, collocando l’Italia ai vertici della crescita cumulata tra i principali Paesi europei. Oggi non osserviamo segnali di recessione, ma una crescita positiva, seppur contenuta, che riflette un percorso di trasformazione ancora troppo lento.
In questo quadro, i 700 deal di M&A annunciati nel primo semestre del 2026 (+18%) e la propensione agli investimenti espressa dal 74% dei CEO italiani confermano la volontà delle imprese di accelerare i processi di crescita e consolidamento. Il punto centrale non è quindi una fragilità congiunturale, quanto piuttosto la difficoltà di tradurre i fattori di tenuta in una traiettoria di sviluppo più robusta e persistente. La competitività delle imprese italiane è reale, così come la capacità di adattamento agli shock, ma operano all’interno di un sistema che continua a essere frenato da vincoli strutturali: demografia, energia, salari e adozione delle tecnologie. La vera sfida oggi non è comprendere se il Paese sia sufficientemente solido, ma se sarà in grado di aumentare la velocità con cui affronta il cambiamento.

M&A: il consolidamento come leva della competitività
Il mercato delle fusioni e acquisizioni continua a rappresentare uno dei principali indicatori della fiducia degli investitori. Nei primi sei mesi del 2026 in Italia sono state annunciate 700 operazioni di M&A, in aumento del 18% rispetto alle 595 registrate nello stesso periodo dell'anno precedente, per un controvalore complessivo di 25,3 miliardi di euro (+35%). L'industria manifatturiera resta il comparto più dinamico, seguita da tecnologia, beni di consumo e servizi, confermando la ricerca di asset capaci di sostenere percorsi di crescita e trasformazione.

Il quadro internazionale rafforza ulteriormente questa lettura. A livello globale il valore delle operazioni annunciate ha raggiunto i 3.000 miliardi di dollari, il miglior primo semestre mai registrato, con una crescita del 42% rispetto al 2025 e del 114% rispetto alla media storica. A trainare il mercato sono soprattutto i grandi deal e le acquisizioni legate all'intelligenza artificiale, mentre gli Stati Uniti concentrano oltre il 60% del valore complessivo delle operazioni. Il messaggio che emerge è chiaro: l'M&A rappresenta sempre di più una leva strategica per acquisire competenze, tecnologie, capacità digitali e nuovi modelli di business.

Private Equity: più selezione, più valore industriale
Il Private Equity consolida il proprio ruolo nel processo di evoluzione del sistema imprenditoriale italiano. Nel primo semestre dell'anno i fondi hanno partecipato a circa 330 operazioni su target italiane, per un valore complessivo di 7,9 miliardi di euro, rappresentando il 47% degli acquirenti presenti sul mercato. Al di là dei volumi, è la natura delle operazioni a raccontare il cambiamento. In un contesto più prudente, i fondi privilegiano strategie di consolidamento attraverso operazioni add-on realizzate dalle società già presenti in portafoglio, che rappresentano il 56% delle transazioni.

Il modello di creazione di valore evolve così dall'acquisizione di nuove partecipazioni allo sviluppo industriale delle piattaforme esistenti. L'obiettivo diventa rafforzare il posizionamento competitivo delle aziende, integrare competenze e generare economie di scala, confermando il ruolo del Private Equity come acceleratore della trasformazione industriale.

Venture Capital: meno operazioni, investimenti più consistenti
Anche il Venture Capital italiano mostra segnali di maturazione. Nel primo semestre 2026 gli investimenti hanno raggiunto 673 milioni di euro, in crescita del 47% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il numero delle operazioni è diminuito da 132 a 104. La contrazione del numero di deal non rappresenta un rallentamento dell'ecosistema, bensì un cambiamento nella qualità degli investimenti. Il ticket medio è quasi raddoppiato, passando da circa 3,5 a 6,5 milioni di euro, mentre i principali round del semestre concentrano oltre il 40% del capitale raccolto.

Il mercato premia quindi startup e scale-up capaci di dimostrare solidità del modello di business, capacità di execution e prospettive di crescita internazionale. Un'evoluzione sostenuta sia dall'aumento degli investimenti istituzionali sia dalle recenti innovazioni normative che favoriscono l'afflusso di capitali verso questa asset class. Pur mantenendo dimensioni inferiori rispetto ai principali ecosistemi europei, il Venture Capital italiano appare oggi più selettivo, più strutturato e sempre più attrattivo anche per gli investitori internazionali.

Real Estate: il peso crescente degli asset alternativi
Il mercato immobiliare conferma il percorso di recupero degli ultimi anni. Nel primo semestre 2026 gli investimenti hanno raggiunto 7,2 miliardi di euro, con una crescita del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L'elemento di maggiore discontinuità riguarda però la composizione del mercato. Gli asset alternativi – logistica, hospitality, living e infrastrutture operative – rappresentano ormai circa il 60% degli investimenti complessivi. Il settore si sta progressivamente spostando da una logica prevalentemente patrimoniale verso modelli platform-based, nei quali la capacità di gestione operativa, sviluppo industriale e aggregazione degli asset diventa il principale motore di creazione di valore.

Data Center: la nuova infrastruttura dell'economia digitale
Tra i fenomeni destinati a incidere maggiormente sulla competitività del Paese emerge quello dei Data Center. L'espansione dell'intelligenza artificiale, del cloud computing, della digitalizzazione e delle esigenze di sovranità tecnologica sta trasformando queste infrastrutture in una delle principali destinazioni degli investimenti globali. In Italia sono oggi in sviluppo progetti per oltre 300 MW di capacità installata, ai quali si aggiunge una pipeline stimata di ulteriori 1.600 MW. Gli investimenti previsti raggiungono circa 25 miliardi di euro entro il 2028. La Lombardia si conferma il principale polo nazionale, concentrando oltre il 60% della capacità installata e rafforzando il ruolo di Milano come hub strategico delle infrastrutture digitali italiane.

Asset illiquidi: un mercato più maturo per la creazione di valore
Prosegue anche il processo di maturazione del mercato degli asset illiquidi. Lo stock di crediti deteriorati nei bilanci bancari si è ridotto di circa 85 miliardi di euro rispetto ai livelli massimi del precedente ciclo economico, mentre il rapporto tra NPL e impieghi si mantiene intorno al 2-3%, in linea con i principali mercati europei. La trasformazione, tuttavia, va oltre il semplice miglioramento degli indicatori. Il rischio si è progressivamente spostato dagli istituti bancari verso investitori, servicer e piattaforme specializzate, dando vita a un mercato sempre più orientato alla gestione industriale degli asset. In questo nuovo contesto, la capacità di integrare competenze finanziarie, operative e legali diventa il principale fattore competitivo, mentre selettività ed execution rappresentano le leve decisive per generare valore.

Rendere strutturale il cambiamento
L'EY-Parthenon Bulletin restituisce l'immagine di un Paese che continua ad attrarre capitali e che dimostra una crescente propensione a investire nella trasformazione industriale, nell'innovazione tecnologica e nelle infrastrutture del futuro. La vivacità di M&A, Private Equity, Venture Capital, Real Estate e Data Center conferma che il mercato italiano possiede competenze, imprese e opportunità capaci di generare interesse da parte degli investitori.
Il vero banco di prova, tuttavia, sarà la capacità di trasformare questa fase in crescita strutturale. Migliorare la produttività, accelerare la diffusione delle competenze digitali, ridurre il costo dell'energia e sostenere l'adozione delle nuove tecnologie sono passaggi indispensabili per consolidare la competitività del sistema economico.

Il ruolo del capitale si sta ridefinendo in chiave sempre più selettiva e trasformativa. La sfida dei prossimi anni sarà rendere il Paese meno dipendente da fattori ciclici e più sostenuto da condizioni strutturali favorevoli all’attrazione dei talenti e alla crescita delle imprese, come condizione per poter garantire equità e sviluppo. Le sfide demografiche, energetiche, di trasformazione digitale e tecnologica che il Paese deve affrontare sono note da tempo. Ciò che farà la differenza sarà la capacità di affrontarle con un senso di urgenza che finora è spesso mancato. Perché il rischio principale per l'Italia non è una crisi economica. È l'illusione che il tempo giochi ancora a nostro favore.

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