L’ultimo panel, moderato da Giampaolo Colletti, ha riunito Giorgio Ciron (Assolombarda e InnovUp), Patrick Oungre (A2A Life Ventures), Luigi Bianchi (Fastweb + Vodafone), Andrea Birolo (Reale Mutua) e Andrea Riva (Crédit Agricole), fornendo una panoramica del ruolo sempre più strategico del corporate venture capital in Italia.
Giorgio Ciron ha evidenziato come, nonostante la centralità delle corporate nei principali ecosistemi internazionali, gli investimenti CVC italiani restino limitati – circa il 12–15% del totale – e ancora troppo distanti dai benchmark europei. Ha richiamato la necessità di un salto culturale che coinvolga soprattutto le PMI, che rappresentano la gran parte del tessuto imprenditoriale ma faticano a investire in innovazione. Tra le iniziative citate, i programmi di open innovation e il recente vademecum sul venture client, pensato per creare un linguaggio comune tra startup e imprese e favorire modelli più efficaci di collaborazione industriale.
L’intervento di Patrick Oungre ha riportato l’esperienza di A2A, che in pochi anni ha rinnovato il proprio approccio, trasformando l’innovazione da una funzione aziendale a una leva strategica. Un processo culminato nella nascita di A2A Life Ventures, un veicolo societario in grado di conciliare i tempi rapidi tipici del mondo delle startup con quelli più complessi dell’ambito corporate. Questo percorso è stato reso possibile grazie anche al lancio di 360 Life II, un nuovo fondo da 200 milioni in partnership con 360 Capital, e a un’organizzazione interna capace di accelerare la fase decisionale. Ad oggi A2A Life Ventures ha investito in oltre 70 startup ed ha sviluppato più di 300 progetti innovativi, confermando una strategia fondata sul valore industriale più che finanziario.
Lato telco, Luigi Bianchi ha illustrato l’approccio di Fastweb + Vodafone, basato su attività di accelerazione e venture building sviluppate in partnership con Founder Factory. Un modello che consente di esplorare mercati adiacenti – dall’AI alla cybersecurity, dall’energy alle soluzioni Industry 4.0 – sperimentando rapidamente nuovi prodotti con costi e tempi molto inferiori rispetto a quelli dei processi tradizionali. Bianchi ha inoltre sottolineato l’importanza di misurare l’impatto del CVC sulle metriche di business del gruppo e di rafforzare la collaborazione tra investitori, startup, università e grandi imprese.
Andrea Birolo ha descritto il modello adottato da Reale Mutua, dove il corporate venture capital è parte integrante del percorso di trasformazione del gruppo. L’approccio, attivo dal 2018, privilegia investimenti diretti guidati dalle esigenze delle business line, con l’obiettivo di costruire partnership industriali nei settori della salute digitale, della longevità e dei servizi per le famiglie. Una strategia che si innesta in un più ampio disegno ecosistemico, in cui il CVC opera come avamposto per intercettare innovazioni emergenti e posizionare il gruppo in modo competitivo sui nuovi mercati.
In chiusura, Andrea Riva ha raccontato l’esperienza di Crédit Agricole, che ha costruito un modello “glocal” partendo dal consolidamento degli hub territoriali dei Village, veri generatori di deal flow qualificato. Da questa base è nato un CVC che combina investimenti diretti con veicoli indiretti – inclusi fondi e acceleratori – per rafforzare la presenza sui territori e alimentare partnership pubblico‑privato. Una strategia che mira a favorire velocità decisionale, qualità progettuale e un ruolo più attivo della banca all’interno dell’ecosistema nazionale.
Nel giro di tavolo conclusivo sul What’s Next?, i relatori hanno richiamato l’urgenza di accelerare su cultura, collaborazione e rapidità: alfabetizzare il top management, rendere più snelli i processi di investimento, adottare metriche chiare legate al business e rafforzare il coordinamento tra corporate e startup. Un messaggio comune ha attraversato tutte le voci: per colmare il divario con i principali mercati globali, il corporate venture capital dovrà diventare una leva più diffusa, incisiva e strategica per la competitività industriale del Paese.