In uno scenario più negativo, con lo Stretto di Hormuz chiuso fino all’autunno, rotte alternative sotto attacco e danni più duraturi alle infrastrutture energetiche, le conseguenze economiche della crisi si aggraverebbero. Il prezzo del petrolio Brent potrebbe salire fino a circa 190 dollari al barile e restare sopra i 150 dollari per circa quattro mesi, mentre la crescita mondiale rallenterebbe attorno all’1,5% nel 2026, con una contrazione a metà anno.
La priorità per la politica monetaria sarà evitare che un aumento temporaneo dell’inflazione si radichi nelle aspettative – soprattutto dopo il picco del 2022 – tanto da giustificare un orientamento più prudente e restrittivo, in particolare da parte della BCE.
Le prospettive per l’economia italiana
Nel 2026, sia Oxford Economics sia EY-Parthenon prevedono una crescita moderata ma fragile in Italia, in base alle stime effettuate sugli ultimi dati disponibili. In particolare, i consumi delle famiglie sono rimasti stagnanti nell’ultimo trimestre 2025 (dopo una crescita dello 0,3% nel trimestre precedente), nonostante i livelli occupazionali. Gli investimenti hanno invece mantenuto un andamento positivo, sostenuti maggiormente dalle abitazioni.
Secondo EY-Parthenon, nel 2027 si osserverà una lieve accelerazione della crescita del PIL (+0,6%), riconducibile a un andamento dei consumi privati e della domanda estera positivo, a fronte di una leggera contrazione degli investimenti, quest’ultima dovuta alla fine di importanti incentivi fiscali, all’esaurimento del PNRR e a un contesto di maggiore incertezza.
L’analisi di EY-Parthenon si è poi concentrata su quattro settori produttivi particolarmente rilevanti per l’economia italiana: alimentare, tessile, automotive e il comparto dei macchinari. Nel complesso, si prevede una crescita moderata della produzione (+1,4%) tra il 2025 e il 2027, caratterizzata da forte