Questo dinamismo si inserisce in un contesto più articolato: da un lato, il 67% degli imprenditori si dichiara fiducioso nella capacità di innovazione del sistema imprenditoriale, dall’altro emerge un gap significativo rispetto alla percezione Paese, dove solo il 40% esprime una valutazione positiva sulla capacità di innovare dell’Italia. Ancora più marcata è la distanza sulla competitività internazionale: solo il 43% degli imprenditori valuta positivamente la capacità delle imprese italiane di competere a livello globale, in calo rispetto al 59% rilevato nel 2024.
Questi risultati assumono ancora più rilievo se letti alla luce di un contesto percepito come particolarmente sfidante: solo 1 imprenditore su 10 (7%) esprime, infatti, un giudizio positivo sull’economia italiana, quota che scende ulteriormente a livello globale (3%).
L’instabilità geopolitica sta producendo effetti diffusi sulle imprese, con impatti significativi su margini di profitto (60%), domanda dei clienti (60%) e sull’intera catena di approvvigionamento, dalla logistica (49%) alle materie prime (45%) fino alle attività di import/export (44%), a cui si aggiungono pressioni ancora rilevanti sul fronte energetico.
Lo scenario di incertezza ha spinto le imprese ad adottare strategie articolate: il 70% punta sulla digitalizzazione dei processi, il 61% sulla diversificazione dei mercati di vendita e il 55% sull’efficientamento energetico degli impianti produttivi. Parallelamente cresce l’attenzione verso l’autonomia energetica e l’intelligenza artificiale, considerata sempre più un abilitatore chiave nei processi aziendali.
Sul fronte del lavoro emerge una dinamica altrettanto rilevante: l’84% delle imprese è attivamente alla ricerca di personale, ma il 43% segnala difficoltà crescenti, rispetto al passato, nel reperire profili adeguati. Il mismatch riguarda principalmente le competenze tecnico-operative (67%), evidenziando un cambiamento strutturale nelle dinamiche del mercato del lavoro. In questo contesto, la formazione manageriale assume un ruolo sempre più strategico: le imprese indicano come prioritarie le competenze digitali e specifiche sull’AI (61%), insieme a leadership (51%) e pianificazione strategica (40%), mentre emergono anche temi legati a cybersecurity e risk management (23%) e sostenibilità (16%), a conferma dell’evoluzione delle competenze richieste dal mercato.
L’intelligenza artificiale assume, quindi, un ruolo sempre più centrale: il 55% delle aziende ha già avviato o completato progetti di adozione dell’IA, con applicazioni orientate principalmente all’analisi dei dati (68%), all’automazione amministrativa (45%) e all’ottimizzazione dei processi produttivi (39%). L’IA viene interpretata soprattutto come un’opportunità per aumentare l’efficienza (63%), in grado di migliorare produttività e gestione del rischio (42%), più che come elemento di rottura radicale.
Accanto alle opportunità dell’Intelligenza Artificiale, emergono tuttavia alcune aree di attenzione: i principali timori riguardano il rischio di perdita del controllo sui dati e sulla proprietà intellettuale (45%), la dipendenza tecnologica (38%) e le difficoltà di integrazione tra sistemi (38%), oltre a temi legati alla privacy (30%) e agli aspetti regolatori (23%). Allo stesso tempo, guardando all’impatto nel medio-lungo periodo, il 93% delle imprese sottolinea la necessità di formazione continua sulle tecnologie emergenti, mentre il 78% evidenzia una crescente dipendenza da vendor tecnologici esterni. Tra gli effetti attesi, le aziende indicano un incremento della produttività (71%) e significativi cambiamenti organizzativi (68%), confermando il ruolo trasformativo dell’IA sui modelli di business e sulle strutture aziendali.
L’indagine evidenzia, inoltre, una crescente domanda di supporto strategico da parte delle imprese, con priorità su innovazione, ICT e intelligenza artificiale (59%), seguite da ambiti regolatori, operazioni straordinarie e analisi degli scenari. Parallelamente emerge l’esigenza, da parte dei manager, di rafforzare modelli organizzativi e di governance, con un focus su consulenza organizzativa (49%) e managerializzazione (43%), a conferma di un percorso evolutivo che coinvolge non solo la tecnologia ma anche la struttura e i processi decisionali aziendali.
I risultati si inseriscono nel percorso di avvicinamento alla XXIX edizione del Premio EY L’Imprenditore dell’Anno®, iniziativa che da quasi trent’anni celebra gli imprenditori capaci di generare valore duraturo e contribuire allo sviluppo economico e sociale del Paese.
La XXIX edizione del Premio EY L’Imprenditore dell’Anno®
Primo e unico riconoscimento globale del suo genere, il Premio EY L’Imprenditore dell’Anno® celebra coloro che creano e sviluppano business di successo, dinamici e in crescita, attraverso riconoscimenti nazionali e globali in oltre 65 Paesi.
Dal 1997, il riconoscimento celebra gli imprenditori capaci di contribuire in modo significativo allo sviluppo italiano da un punto di vista economico, ambientale e sociale. Rientrano nel perimetro dell’iniziativa le aziende attive da almeno 3 anni, con sede legale in Italia e con un fatturato pari o superiore a 150 milioni di euro.
La Giuria del Premio, esterna e indipendente da EY, è composta da membri di alto profilo appartenenti al mondo dell’economia e, in particolare, accademici, imprenditori ed esperti di aziende familiari, provenienti da diverse aree geografiche del Paese. La sua composizione riflette la varietà del tessuto imprenditoriale italiano, includendo aziende familiari, quotate e medie imprese. Autorevolezza, trasparenza e indipendenza rappresentano i principi cardine che guidano il lavoro della Giuria in tutte le fasi del processo di selezione.
L’edizione 2026, giunta alla XXIX edizione, culminerà con la cerimonia di premiazione in programma il 27 novembre a Milano, presso Palazzo Mezzanotte, e sarà guidata dal concept “The Shapers”, che celebra gli imprenditori come artefici del futuro, capaci di generare cambiamento attraverso visione, innovazione e responsabilità.
Accanto alle categorie del Premio, EY conferirà anche il riconoscimento speciale “Shape the Future”, dedicato a imprenditori e organizzazioni che si sono distinti per la capacità di interpretare le trasformazioni in atto e generare un impatto positivo e duraturo, assegnato lo scorso anno a Menarini, nelle figure di Lucia e Alberto Giovanni Aleotti, Azionisti e Consiglieri di Amministrazione.
Tra i vincitori nazionali delle ultime edizioni, il Premio annovera figure di riferimento del panorama imprenditoriale italiano come Francesco Nalini e Carlotta Rossi Luciani, rispettivamente Amministratore Delegato e Sustainability Executive Director di CAREL INDUSTRIES per il 2025, Giovanna Vitelli, Presidente di Azimut-Benetti S.p.A. per l’edizione 2024, Marina Nissim, Chairwoman di Bolton Group nel 2023. Come di consueto, il vincitore nazionale avrà inoltre l’opportunità di competere a livello internazionale per il titolo di “World Entrepreneur Of The Year”, confrontandosi con i vincitori degli altri Paesi in cui il Premio è attivo.
Per avere maggiori informazioni: ey.com/it/ey-entrepreneur-of-the-year-italy