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07 gen 2026  | Milano, Italy

EY Responsible AI Pulse Survey 2025: le istituzioni finanziarie italiane tra le più prudenti in Europa, ma per essere competitivi serve accelerare

Press Contact

  • Minori preoccupazioni sui rischi: solo il 13% degli intermediari finanziari italiani indica “grande preoccupazione” sui rischi connessi all’AI, contro il 26% della media internazionale.
  • Governance da rafforzare: un terzo delle imprese finanziarie ritiene insufficiente l’approccio attuale e solo il 27% dispone di una policy etica strutturata sull’AI.
  • Adozione lenta ma in crescita: solo il 7% utilizza già agentic AI, ma il 71% prevede di implementarla entro un anno.

Milano, 7 gennaio 2026 – L’intelligenza artificiale (AI) è ormai una leva strategica per la trasformazione delle imprese; eppure, il modo in cui viene adottata varia sensibilmente tra Paesi e settori. Secondo l’ultima edizione della EY Responsible AI Pulse Survey 2025, che analizza percezioni, investimenti e misure di governance delle istituzioni finanziarie in Europa, le aziende italiane affrontano l’AI con un approccio prudente e orientato alla responsabilità. I risultati delle interviste mostrano alcuni punti di forza nella formazione e nei controlli, ma anche aree di miglioramento su investimenti e sull’elaborazione di un approccio etico alle nuove tecnologie.

Minori preoccupazioni, ma entusiasmo contenuto

Le istituzioni finanziarie italiane si dichiarano meno preoccupate rispetto alla media internazionale per i rischi legati all’AI: solo il 13% indica “grande preoccupazione”, contro il 26% della media internazionale. Questo dato riflette una percezione relativamente serena su alcuni temi come la discriminazione online, l’accountability e l’impatto ambientale delle nuove tecnologie. Tuttavia, il consenso sui benefici risulta ancora debole: appena il 6% esprime forte accordo sull’impatto positivo dell’AI, segnale di un atteggiamento ancora cauto e attendista. Le risposte neutrali sono più numerose rispetto alla media, indicando che molte aziende preferiscono muoversi con prudenza.

 

Il settore finanziario italiano sta approcciando l’AI con pragmatismo: meno timori rispetto ad altri Paesi, ma anche una certa prudenza nell’adozione. È il momento di trasformare questa prudenza in azione, accelerando su progetti concreti e governance strutturata

Governance e controlli: luci e ombre

Sul fronte della governance, un terzo delle imprese italiane ritiene insufficiente l’approccio attuale alle sfide dell’AI, una delle percezioni peggiori tra quelle registrate in Europa (superiore solo al Portogallo e in linea con il Lussemburgo). Si tratta di un forte indicatore della necessità di rafforzare le policy strutturate e introdurre procedure di audit esterno, per validare modelli e dati sviluppati tramite l’AI ed evitare l’incorrere in allucinazioni.

Le aziende italiane per mitigare i rischi, rafforzare la fiducia e garantire sicurezza e trasparenza nei confronti della tecnologia, adottano un mix di strategie di controllo, tra cui le principali: audit interni (63%, +11 pp rispetto alla media europea); consultazione con esperti di settore (50%); test e validazione dei modelli AI ad opera di enti terzi (50%). 

La fiducia è la vera moneta dell’AI. Gli operatori finanziari italiani stanno investendo in controlli e audit, ma serve un salto di qualità, tramite policy etiche chiare, maggiore trasparenza verso i clienti e una governance che accompagni l’innovazione. Ad oggi, solo il 27% delle imprese dispone di una policy etica strutturata sull’AI: è il momento di colmare questo gap per favorire un’adozione responsabile

Livello corrente dell’adozione e investimenti

La conoscenza delle tecnologie emergenti è ancora limitata: solo il 23% delle istituzioni finanziarie italiane dichiara familiarità con l’agentic AI, all’ultimo posto tra i Paesi europei. L’adozione è lenta: appena il 7% la utilizza già, ma il 71% prevede di implementarla entro un anno. Si tratta di un forte potenziale di crescita, che richiede una visione chiara, con tempi e scadenze certe, e progetti pilota per promuoverne la sperimentazione.

Sul fronte degli investimenti, l’Italia mostra segnali incoraggianti: più di otto aziende su dieci investe in tecnologie per un’adozione etica dell’AI (84%), in programmi di formazione (83%) e in controlli all’accesso dei dati (80%). Ciò nonostante, gli investimenti in termini assoluti sono perlopiù moderati, mentre quelli ampi o significativi restano inferiori alla media europea. Occorre destinare budget più consistenti alla gestione del rischio e alla compliance normativa, coinvolgendo direttamente il top management per sostenere le iniziative, sia strategicamente che finanziariamente.

Metodologia

Nel 2025, EY e FT Longitude hanno condotto un sondaggio tra 410 executive di livello C in Regno Unito ed Europa, appartenenti ai settori banking e capital markets, insurance e wealth and asset management. Hanno risposto organizzazioni con asset compresi tra 1 miliardo e oltre 1 trilione di dollari, provenienti da 16 Paesi diversi.

Le domande hanno riguardato dieci aree chiave, tra cui il sentiment sui rischi, i modelli di governance, la modalità di adozione delle tecnologie emergenti e degli strumenti di sicurezza.