- La quasi totalità delle banche italiane adotta policy e regolamenti in materia di trasparenza approvati dal CdA; il 17% utilizza però atti normativi di livello inferiore.
- I processi POG (Product Oversight & Governance) risultano presenti ovunque, ma con livelli di maturità molto diversi: solo una banca su tre dispone di strumenti automatizzati integrati nei sistemi di vendita.
- Quasi la metà delle banche non utilizza indicatori di rischio per monitorare convenzioni e deroghe e un quinto mantiene presidi totalmente manuali nell’allineamento delle condizioni economiche.
Milano, 26 marzo 2026 – La gestione della trasparenza bancaria in Italia presenta un quadro composto da elementi strutturati, ma caratterizzato da differenze significative tra gli intermediari. L’83% delle banche adotta policy e regolamenti approvati dal Consiglio di Amministrazione, mentre una parte residua si affida ad atti normativi di livello inferiore (17%), delineando un assetto complessivamente ordinato ma non uniforme.
In quasi sette banche su dieci, la responsabilità primaria in materia è attribuita all’Area Commerciale e Marketing (67%), mentre una quota più contenuta coinvolge le funzioni organizzative o finanziarie. La rendicontazione verso gli organi aziendali avviene prevalentemente tramite i flussi delle funzioni di controllo di secondo e terzo livello (83%), mentre meno di un terzo degli intermediari produce flussi periodici provenienti dal primo livello (29%). Inoltre, più della metà delle banche intervistate integra specifiche metriche di rischio di trasparenza nel proprio framework di propensione al rischio (62%), classificandole soprattutto come rischi reputazionali o di conformità.
Le banche italiane dimostrano maturità diverse nei processi POG
La struttura dei processi POG è formalmente presente in tutti gli istituti analizzati, ma il livello di maturità varia sensibilmente. Molte banche distinguono in modo oggettivo l’iter completo da quello semplificato per l’approvazione dei prodotti (60%), mentre altre prevedono l’intervento della funzione Compliance solo in caso di incertezza interpretativa (26%) o adottano criteri generici accompagnati da pareri preventivi (14%). Quasi due terzi definiscono esplicitamente target positivo e negativo (62%), e solo una quota minore include anche un target neutro (21%). Il 38% si limita invece alla definizione del solo target positivo, lasciando implicito il resto del perimetro.
Nella valutazione della rischiosità, tre banche su quattro utilizzano processi strutturati che combinano test quantitativi e analisi qualitative (75%), mentre il resto del campione si affida a valutazioni principalmente qualitative. L’utilizzo di strumenti automatizzati di supporto alla rete commerciale rimane limitato: solo un istituto su tre dispone di soluzioni integrate nei sistemi di vendita, mentre la maggioranza ricorre a procedure non automatizzate (67%). Anche la gestione del catalogo prodotti rivela forti differenze: quasi la metà ha un archivio centralizzato e aggiornabile (46%), mentre una parte significativa utilizza archivi frammentati o applicativi non completi. I requisiti di accessibilità nel proprio framework POG sono stati pienamente integrati da una ristretta minoranza, il 21%.
Recesso, portabilità e comunicazioni: scarti significativi nei presidi delle banche italiane
Le prassi operative connesse ai presidi di trasparenza evidenziano altre importanti differenze. Nell’allineamento delle condizioni economiche, un terzo utilizza presidi completamente automatizzati, mentre il 48% adotta soluzioni miste e un quinto continua a operare con sistemi manuali. Gli indicatori di rischio dedicati per monitorare cambi di convenzione e deroghe sono stati definiti dal 41% delle banche, mentre la maggioranza ne risulta ancora priva.
I presidi dedicati al recesso sono strutturati e automatizzati nella maggioranza degli istituti (63%), mentre nella portabilità prevale un livello di automazione molto diffuso, pari al 92%, pur con una quota marginale che ricorre ancora a presidi manuali (8%). La tracciabilità della documentazione precontrattuale risulta garantita in maniera pressoché generalizzata, con l’83% degli istituti che assicura la consegna del prospetto informativo e il rispetto del periodo minimo previsto dalla normativa. La gestione delle richieste di copia documentale resta invece frammentata, con molte banche che affidano la funzione alle filiali anziché a centri operativi centralizzati. Inoltre, una larga maggioranza ha modificato unilateralmente le condizioni contrattuali negli ultimi quattro anni (68%), spesso in risposta all’inflazione, ai movimenti dei tassi interbancari o ai requisiti patrimoniali.