La chiave, infatti, non è il singolo progetto, ma la capacità di procedere rapidamente dalla fase iniziale a una logica industriale. Secondo le rielaborazioni di EY, la transizione dai primi esemplari alla produzione in serie può ridurre i costi degli impianti fino al 70%, grazie alla ripetibilità dei cantieri e all’integrazione in filiere industriali consolidate, in linea con le iniziative europee dedicate ai piccoli reattori modulari.
Un ulteriore elemento di contesto è rappresentato dall’evoluzione della domanda di energia elettrica, trainata dalla progressiva elettrificazione dei consumi industriali e dallo sviluppo di infrastrutture ad alta intensità energetica, come i data center. Produrre energia in modo programmabile, tramite fonti a basse emissioni, può svolgere un ruolo di stabilizzazione del sistema, affiancando le rinnovabili (non programmabili) e contribuendo alla sicurezza, alla stabilità e alla competitività del Paese. Infatti, nel 2024 le rinnovabili hanno coperto il 41% della domanda elettrica italiana, mentre il restante 59% è stato soddisfatto da altre fonti, in larga parte importante, con il gas naturale che rappresenta da solo il 43% (Fonte: Terna, 2025).
In un momento in cui l’Unione europea valuta nuove strategie per rafforzare l’autonomia energetica e ridurre l’esposizione dai combustibili fossili, la quantificazione economica del possibile contributo del nucleare in Italia offre così ai decisori e al mercato una valutazione tecnica su cui impostare il confronto.