Il mercato italiano delle operazioni di M&A riflette il contesto descritto, aprendo il 2026 con segnali di continuità rispetto ai trend del 2025, ma con una selettività ancora più accentuata. Nei primi tre mesi del 2026 sono state annunciate 326 operazioni, segnando un aumento dell’8% rispetto alle 301 annunciate nello stesso periodo di riferimento del 2025. Il valore totale degli investimenti, quando è noto, ammonta a 6,3 miliardi di euro, valori in riduzione rispetto a quelli registrati nello stesso periodo del 2025, ovvero 7 miliardi. Durante il primo trimestre, svolto in un contesto segnato da forti tensioni geopolitiche e da un’elevata incertezza, il midmarket ha registrato una riduzione del valore rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre il numero di megadeal (operazioni con un valore superiore a 1 miliardo) annunciati risulta sostanzialmente in linea.
I settori che continuano a guidare gli investimenti per numero di operazioni sono principalmente il comparto industriale (con il 24% delle operazioni annunciate), in linea con quanto registrato nei primi tre mesi del 2025. Seguono, il settore dei beni di consumo (13%), il settore dei servizi (13%) e il settore tecnologico (12%). Il comparto finanziario, il settore dei beni di consumo, il settore life sciences, hanno invece subito una contrazione.
Il PE continua a svolgere un ruolo centrale. Nei primi tre mesi del 2026, fondi di PE e infrastrutturali sono stati coinvolti in 166 operazioni su target italiane, con un valore complessivo, quando disponibile, di circa 1,6 miliardi (rispetto a 127 operazioni per 4,3 miliardi nello stesso periodo del 2025). Pur in presenza di una flessione del valore aggregato – dovuta in larga misura all’assenza di megadeal – questi fondi continuano a rappresentare una percentuale significativa di acquirenti nelle operazioni annunciate, superando il 50%. Rimane inoltre elevata l’incidenza delle operazioni effettuate tramite portfolio company, pari al 54%, a conferma del focus su strategie di consolidamento e crescita selettiva.
Parallelamente, l’attività cross‑border resta dinamica: nel primo trimestre 2026 le aziende italiane hanno annunciato 81 acquisizioni all’estero, con un incremento del 7% rispetto alle 76 annunciate nello stesso periodo del 2025. Il valore complessivo, dove disponibile, è pari a 6,6 miliardi (rispetto a 9,7 miliardi nel primo trimestre 2025). Oltre la metà delle operazioni (circa 60%) si concentra in cinque mercati chiave – Spagna, Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia – evidenziando una traiettoria di internazionalizzazione focalizzata sui principali Paesi europei di prossimità, non solo, per un più efficace presidio dei mercati target, ma anche per la ricerca di efficienza nella produzione, anche per effetto di costi energetici più bassi.
In un contesto di capitale più selettivo, il settore Energy & Infrastructure rimane al centro dell’attenzione degli investitori, sostenuto dalla transizione energetica e digitale, dalla sicurezza degli approvvigionamenti e dalla necessità di rinnovare infrastrutture critiche. Nel 2025 i fondi non quotati dedicati alle infrastrutture hanno raccolto circa 250 miliardi a livello globale, il miglior risultato di sempre, destinando una quota significativa anche al mercato italiano, in particolare verso energia, reti e asset a supporto della digitalizzazione.
In Italia, energia e trasporti restano i principali motori degli investimenti: l’energia trainata da interventi su rinnovabili, sistemi di accumulo e rafforzamento delle reti; i trasporti sostenuti dal recupero dei volumi di traffico, dalla stabilizzazione dei flussi di cassa e da un quadro regolatorio in evoluzione che valorizza aeroporti, autostrade e porti come asset resilienti. In un contesto di capitale abbondante ma più selettivo, visione strategica, competenze industriali e disciplina finanziaria saranno determinanti per cogliere le opportunità legate alla transizione energetica, all’ammodernamento delle reti e delle infrastrutture di trasporto e allo sviluppo dei servizi collegati.