Guardando più da vicino i numeri, il quadro è però articolato. Il 66% delle Amministrazioni dichiara di aver investito in infrastrutture digitali e analytics e il 40% di aver avviato l’adozione di soluzioni di IA non generativa. Siamo invece ancora in una fase iniziale per l’IA generativa: solo il 17% degli intervistati dichiara di aver completato l’implementazione di soluzioni di questo tipo. Il gap tra i due numeri suggerisce che il racconto sull’IA nel settore pubblico corre spesso più veloce della realtà.
Le Amministrazioni sono anche consapevoli dei rischi dell’IA. Tra i principali ostacoli vengono indicati privacy e sicurezza dei dati (73%), inadeguatezza delle architetture dati (57%), scarso ingaggio della leadership (50%) e timori legati alle competenze della forza lavoro (43%). Non si tratta solo di tecnologia: senza una regia chiara e una visione condivisa il rischio è la proliferazione di iniziative isolate, difficili da portare a regime e da gestire nel tempo.
Da ultimo, solo il 33% delle Amministrazioni ritiene di saper comunicare in modo efficace obiettivi e benefici dell’IA per cittadini e stakeholder. Non parliamo di mancanza di trasparenza ma di un disallineamento tra la rapidità della trasformazione e la capacità istituzionale di renderla comprensibile all’esterno. Spiegare finalità, ambiti di utilizzo e limiti delle soluzioni adottate contribuisce a rafforzare accountability e legittimazione dell’azione amministrativa.
Per colmare il divario tra aspettative elevate e sperimentazioni, e arrivare a un’adozione realmente sistemica dell’IA nella Pubblica Amministrazione, risulta efficace un modello fondato su quattro pilastri, in grado di integrare tecnologia, processi e competenze in un’unica visione evolutiva. L’obiettivo non è introdurre nuovi strumenti, ma costruire la capacità di integrare l’IA nel funzionamento dell’Amministrazione in modo permanente, secondo un approccio Human Advantage che amplifica le competenze e supporta le decisioni, creando equilibrio tra tecnologia e responsabilità umana.
Il primo pilastro è la strategia di servizio. La PA è chiamata a superare un approccio reattivo, definendo con chiarezza le priorità e l’impatto atteso dei servizi, nonché stabilendo il livello di automazione più coerente con la propria missione. Questo significa scegliere, per ciascun processo, se l’IA debba fornire supporto decisionale, raccomandazioni o automazione supervisionata, garantendo sempre trasparenza, tutela dei diritti e responsabilità umana nelle fasi critiche.
Il secondo pilastro è la maturità organizzativa. Si tratta di un’analisi abilitante sul grado di preparazione dell’Amministrazione all’adozione dell’IA, che si traduce in un percorso operativo per colmare i gap individuati. La valutazione include non solo infrastrutture, organizzazione, processi, disponibilità e qualità dei dati ma anche la capacità dell’Amministrazione di governare sistemi uomo–macchina definendo ruoli, controlli, soglie di intervento umano e meccanismi di revisione dei risultati. Rientrano in questo ambito anche sostenibilità dell’adozione dell’IA, quali risorse e finanziamenti, pianificazione delle competenze, con un’attenzione agli aspetti di sicurezza e conformità etico-normativa.
Il terzo pilastro è la costruzione di valore dai dati. Parallelamente è necessario passare dagli esperimenti isolati ad un uso dei dati per costruire servizi affidabili, personalizzati e coerenti. Il modello EY promuove un approccio di interoperabilità multiservizio, che abilita l’accesso, l’arricchimento e la valorizzazione dei dati per creare servizi personalizzati, predittivi e coerenti. In questo contesto l’IA diventa strumento di apprendimento intelligente, permettendo di ripensare la formazione interna attraverso percorsi adattivi e contenuti personalizzati.
Il quarto pilastro è la governance del cambiamento. Si definisce un assetto di governance con sponsorship e responsabilità chiare lungo l’intero ciclo di vita delle soluzioni, unitamente a policy e standard per un uso responsabile. La governance, però, non è solo controllo: è anche adozione. Cambiano i processi e le responsabilità, cambia la cultura del lavoro pubblico e questo passaggio va accompagnato con un programma che curi la dimensione umana e culturale, mediante comunicazione istituzionale, formazione mirata, rete di referenti interni e strumenti di supporto all’adozione, così da trasformare le soluzioni in pratiche di lavoro quotidiane e alimentare un miglioramento continuo.
Questo modello consente alla Pubblica Amministrazione di trasformare l’IA da opportunità sperimentale a leva strutturale di valore pubblico, garantendo sostenibilità, fiducia e piena coerenza con i principi dell’amministrazione responsabile.
I dati dell’indagine EY-Oxford Economics mostrano che la direzione è tracciata, le Amministrazioni ne sono consapevoli e i benefici iniziano a manifestarsi in termini di efficienza, qualità dei servizi e supporto alle decisioni. La sfida dei prossimi anni sarà consolidare questi risultati, superando frammentazioni e disomogeneità, accompagnando la crescita dell’IA nel settore pubblico con visione, modelli di governance e capacità operative adeguate.