Il mercato italiano dell’M&A riflette queste dinamiche, il valore complessivo degli investimenti, pari a 25,3 miliardi di euro, evidenzia un recupero significativo, pur restando influenzato dalla presenza di operazioni di grande dimensione e da una crescente selettività del capitale. Il comparto industriale si conferma leader con il 26% delle operazioni, seguito da tecnologia e beni di consumo (13%), servizi (12%) ed energy & utilities (10%), delineando un orientamento degli investimenti verso settori con prospettive di crescita più solide. A livello globale, il mercato M&A mostra una dinamica particolarmente sostenuta, con operazioni annunciate pari a circa 3,0 trilioni di dollari nel 2026, in crescita del 42% rispetto al 2025 e del 114% rispetto alla media storica, segnando il miglior primo semestre mai registrato, pur trattandosi di operazioni annunciate e quindi non necessariamente concluse.
Il ruolo del Private Equity in Italia si mantiene centrale, con circa 330 operazioni e un controvalore di 7,9 miliardi di euro. I fondi rappresentano circa il 47% degli acquirenti, confermando la loro importanza nei processi di trasformazione aziendale, mentre il peso delle operazioni effettuate tramite portfolio company raggiunge il 56%, evidenziando una crescente attenzione a strategie di consolidamento e crescita selettiva. Parallelamente, l’attività M&A delle aziende italiane all’estero rimane dinamica, con 156 acquisizioni all’estero per un valore di 13,9 miliardi, concentrate per oltre il 56% in mercati chiave come Spagna, Germania, Stati Uniti, Regno Unito e Francia.
Il recente CEO Outlook di EY evidenzia inoltre una propensione particolarmente marcata delle aziende italiane verso operazioni di crescita straordinaria: il 74% dei manager prevede attività di M&A nei prossimi mesi, un dato superiore alla media europea (68%) e globale (62%). Nel confronto internazionale emerge una specificità italiana: rispetto all’Europa, dove prevalgono priorità legate alla disciplina finanziaria e al controllo dei costi (26%), le imprese italiane mostrano una maggiore attenzione agli investimenti in competenze, talenti e tecnologia (28%), evidenziando un orientamento più marcato alla trasformazione e alla produttività. Il CEO Outlook evidenzia, inoltre, come anche l’intelligenza artificiale entra in una fase di consolidamento strategico: il 68% dei CEO intervistati in Italia prevede un rafforzamento degli investimenti, segnalando che l’AI non è più percepita come sperimentazione, ma come leva strutturale di competitività. I benefici sono già visibili in funzioni a elevata intensità decisionale e di relazione con il cliente, tra cui Customer Service and Experience, Finance and Risk, Strategy and decision making, indicando che molte organizzazioni hanno superato la fase pilota.