La crescita italiana sostenuta dai consumi delle famiglie
I consumi delle famiglie sono previsti in aumento dell’1,3% nel 2026, favoriti dalla solidità del mercato del lavoro, con circa 24,3 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione intorno ai minimi storici. Gli investimenti dovrebbero crescere del 2,7%, sostenuti anche dagli effetti residui degli incentivi fiscali e dalla fase conclusiva degli interventi legati al PNRR. La componente di investimento più dinamica sarà quella dei fabbricati non residenziali, prevista in aumento del 6,4%, mentre gli investimenti in abitazioni subiranno una contrazione (-2,6%).
Nel 2027 la crescita del PIL dovrebbe attestarsi allo 0,7%, a seguito di un rallentamento dei consumi delle famiglie (0,3%) e degli investimenti (0,1%), dovuto al clima di incertezza e ai maggiori tassi di interesse. Il contributo alla crescita del PIL della domanda netta estera tornerà positivo (0,3 punti percentuali), grazie a un andamento delle esportazioni (2,0%) migliore delle importazioni (1,2%).
L’energia alimenta l’inflazione e il rialzo dei tassi
Sul fronte dei prezzi, l’inflazione in Italia ha raggiunto il 3,3% ad agosto 2026, in aumento rispetto al 2,9% di luglio e alla media dell’1,5% registrata nel 2025, soprattutto per effetto dell’aumento dei prezzi dell’energia. Il costo dei beni energetici è aumentato del 19,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre la crescita dei prezzi dei servizi si è attestata al 2,5%. L’inflazione nell’Eurozona ha raggiunto il 3,2% ad agosto, inducendo la BCE ad aumentare i tassi di riferimento nel mese di settembre.
Il debito globale aumenta ma al momento non ci sono rischi per la stabilità finanziaria
Il debito pubblico dei paesi OCSE ha raggiunto nel 2025 il massimo storico di 61 mila miliardi di dollari – circa l’83% del PIL dell’area – ed è atteso crescere nel 2026 (85% del PIL), mentre la spesa netta per interessi si è attestata al 2,3% del PIL nel 2025. In riferimento all’Italia, EY prevede un aumento del rapporto debito pubblico/PIL dal 137,1% del 2025 al 138,6% nel 2026, per poi ridursi al 137,4% nel 2027. Si tratta di una traiettoria soggetta a un elevato grado di incertezza, legato principalmente all’evoluzione delle tensioni geopolitiche, dei prezzi energetici, dell’inflazione e dei tassi di interesse.